Quel che è certo è che è morto avvelenato all’aeroporto di Kuala Lumpur in attesa di imbarcarsi su un volo per Macao. Ma su mandante, movente e dinamica dell’omicidio di Kim Jong-nam, fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong-un, continuano a susseguirsi indiscrezioni, sospetti e possibili ricostruzioni. A ucciderlo, secondo quanto emerso finora, sono state due donne, la 29enne vietnamita Doan Thi Huong e la 25enne indonesiana Siti Aisyah. Che agli agenti hanno raccontato di essere state ingaggiate in aeroporto da una finta troupe televisiva per realizzare candid camera coi passanti.

Aisyah, dipendente di un nightclub a Kuala Lumpur, ha ripetuto lo scherzo alcune volte. E ha detto di non essersi accorta che la troupe, quando doveva avvicinarsi a Kim, le aveva dato una sostanza diversa da quella usata per le candid precedenti. Le autorità di Seul ritengono che sia stato utilizzato il gas tossico VX, capace di causare la morte anche solo tramite un contatto con la pelle, senza che debba essere inalato o ingerito. L’agente nervino, già usato dal regime di Pyongyang, paralizza parte del sistema nervoso e causa difficoltà respiratorie, fino a portare alla morte. Aisyah ha ripetuto lo stesso ‘copione’ “tre o quattro volte”, ha spiegato il capo della polizia indonesiana, Tito Karnavian, ed è stata pagata “pochi dollari”. E la ragazza, ha concluso l’ufficiale, “non era consapevole che si trattasse di un tentativo di assassinio da parte di presunti agenti stranieri”. Doan Thi Huong, invece, scrive il Corriere, “ha cambiato albergo tre volte, si era tagliata i capelli e messo un trucco molto pesante prima dell’azione”.

Secondo l’ex agente nordcoreana Kim Kyon-hui le due ragazze sono mercenarie. La 007 è una delle autrici dell’attentato compiuto nel 1987 contro un aereo della compagnia sudcoreana Korean Airlines, costato la vita a 104 passeggeri e 11 membri dell’equipaggio. “Non posso credere che siano agenti che hanno completato un rigoroso addestramento in Corea del Nord“, afferma Kim in un’intervista alla rivista giapponese Mainichi, sottolineando che è più probabile che si tratti di “donne assunte come mercenarie per l’attacco” e provenienti dal sudest asiatico “per non destare sospetti”. E dopo l’arresto di un 26enne malese legato all’omicidio, è stata fermata a Selangor una quarta persona.

Risulta essere un cittadino nordcoreano di nome Ri Jong-chol, nato il 6 maggio 1970. Secondo le registrazioni delle telecamere di sicurezza dell’aeroporto, in alcuni momenti le due ragazze sono accompagnate da quattro uomini che la polizia sta cercando. Il malese è, da quanto sembra, il fidanzato della donna indonesiana e non avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano nel delitto. Intanto il cadavere di Kim è ancora all’ospedale generale di Kuala Lumpur in attesa della prova del Dna, prima della restituzione alla famiglia. L’autopsia è già stata completata e l’identificazione è stata confermata attraverso le impronte digitali. Da Pyongyang, però, hanno già chiarito che non accetteranno i risultati dell’autopsia dei medici malesi.

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