Doveva essere una delle tante serate in cui la ministra Maria Elena Boschi promuove la riforma costituzionale (e il Sì al referendum) davanti agli italiani all’estero. Forse pensava anche di giocare in casa, perché l’incontro era organizzato dal Partito democratico alla “Casa d’Italia” di Zurigo. Invece è stata dura, al punto di farle perdere la calma. Anzi, davanti alle contestazioni provenienti da alcuni dei presenti ha letteralmente sbroccato, e a più riprese. La prima volta (dopo 40 secondi dall’inizio del video) la ministra prova a parare il colpo sul tema della personalizzazione: “Signora – dice – abbiamo capito il messaggio, lei non ha condiviso la personalizzazione”. Pochi secondi dopo i toni si alzano e Boschi alza la voce: “La prossima volta invitano lei, viene sul palco e parla lei…Io faccio dibattiti con i presidenti della Corte costituzionale, con i segretari degli altri partiti, con i centri sociali però se tutti facessero come lei diventerebbe un dibattito di 25 ore”. Passano pochi secondi (intorno al minuto 2 del video) e il clima si scalda ancora, questa volta sul tema del sostegno all’agricoltura che secondo Boschi si facilita con la riforma: “Adesso però c’è un limite all’educazione verso chi viene a un’iniziativa organizzata da altri…io sono per la democrazia e perché tutti restino fino alla fine, sono anche per dire che noi non ci permettiamo di andare alle scarsissime iniziative organizzate da altri a interrompere chi sta parlando”. Dopo un chiarimento la ministra prova con calma a spiegare la divisione delle competenze tra governo ed enti locali disegnata dalla riforma. Ma viene interrotta mentre spiega la clausola di supremazia. “Complicato, troppo complicato“, grida un cittadino dalla platea (minuto 3.53). “Può darsi, forse non mi sto spiegando bene io, può darsi che alcuni articoli siano più complicati”, risponde la ministra. Che ripiega sul quesito referendario, invitando il pubblico a leggere quello: “Il quesito è molto chiaro e semplice tanto che, tante persone che si riempiono la bocca chiamandosi cittadini e non onorevoli, hanno fatto polemica perché era troppo chiaro. Credo che tanti leader politici che oggi si stanno impegando per il No, sono gli stessi che negli ultimi 40 anni ci hanno rubato il futuro e ci hanno messo in queste condizioni”.

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