E’ stata sottratta ai pm l’inchiesta sull’appalto della Piastra di Expo, l’affare più rilevante dell’esposizione milanese con una base d’asta da 272 milioni. Il fascicolo, riporta il Corriere della Sera, è stato avocato dalla procura generale alla vigilia dell’udienza – prevista oggi – nella quale il gip Andrea Ghinetti avrebbe dovuto esprimersi sulla richiesta di archiviazione dei tre ormai ex titolari Filippini, Pellicano e Polizzi. Il 27 ottobre Ghinetti non aveva accolto la loro richiesta di archiviazione, riservandosi di decidere se disporre nuove indagini.

La Procura generale si oppone alla richiesta di archiviazione perché giudica non abbastanza approfondite le indagini svolte su tutto l’iter dell’appalto, dalla nomina dei commissari nella fase pre-gara sino all’esecuzione del contratto.

Quello sulla “piastra” – in pratica la base su cui poi sono stati edificati i padiglioni di Expo – è stato il terzo filone d’inchiesta aperto dalla Procura di Milano, dopo quello sugli incarichi affidati da Infrastrutture lombarde e quella sulla “cupola degli appalti”, ed è stato originato fra l’altro dalle dichiarazioni dell’ex numero uno di Mantovani (impresa che si aggiudicò l’appalto della Piastra nel 2012 con un ribasso di oltre il 40%), Piergiorgio Baita, nell’inchiesta sul Mose di Venezia. Vede indagate cinque persone, tra cui gli ex manager di Expo Angelo Paris e Antonio Acerbo (che hanno già patteggiato condanne in altri filoni già chiusi), lo stesso Baita e gli imprenditori Erasmo e Ottaviano Cinque.

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