Esiste una regola non detta del mondo della canzone che vuole che se un brano funziona cantata solo voce e chitarra allora significa che è veramente bella. Suppongo voglia far riferimento, neanche troppo velato, alla potenza espressiva della semplicità. Che si voglia sottolineare come nelle canzoni arrangiamento, produzione, suono, tutto è importante, ma se manca una buona melodia, se l’arma ai resta poco più che un concetto, nulla di davvero interessante rimane. Chiaramente poi uno ascolta Two Weeks di FKA Twigs e vacilla, ma a grandi linee si può essere d’accordo.

Bene. Da oggi possiamo andare oltre. Possiamo dire che se una canzone anche non bella viene cantata dai bambini e ragazzini del progetto Filling the Music, di colpo diventa bella davvero. Figuriamoci cosa succede quando ne cantano una già bella in partenza.
Andiamo con ordine.

Li abbiamo sentiti per la prima volta alle prese con G come Giungla di Ligabue, il che dimostra chiaramente la prima parte dell’assioma, perché di canzone veramente brutta in partenza si tratta. Un brano che, in bocca al cantautore di Correggio, suonava come una robina piccola piccola, poco più di una filastrocca con un testo pure banalotto, interpretato da questo gruppo di bambine e bambini, ragazzine e ragazzini, tutti tra i 5 e i 18 anni, con solisti che variano tra i 6 e 12, prendeva una potenza inaspettata. In qualche modo l’insensatezza diventava senso, e quella che alla fin fine è una filastrocca, nella sua giusta collocazione anagrafica, si incastrava alla perfezione nella idonea casella. Del resto che questi piccoli talenti fossero, appunto, talenti era evidente già dalla loro prima uscita pubblica. Quando ancora erano solo il Piccolo Coro Arcobaleno a Pois, fondato e diretto da Tamara Brenni, essendo svizzeri, sono stati chiamati a interpretare l’inno nazionale prima di un incontro di calcio della squadra Helvetica. Qualche giorno prima dell’incontro, come in un film, gli organizzatori si sono resi conto di come la faccenda potesse prendere i contorni dello schiaffo diplomatico, vi immaginate la brutta figura nel far cantare a un coro di voci bianche l’inno dei padroni di casa e lasciare che a eseguire quello degli ospiti, la Moldavia, fosse una base registrata? Capita la gaffes, gli organizzatori avvisano i responsabili del coro che purtroppo questo atteso appuntamento non s’ha da fare. A questo punto si sentono rispondere: “Nessun problema, cantiamo anche l’inno moldavo”. Gli interpreti sono giovanissimi, quindi molto più volerci e elastici di noi adulti. Sono anche molto bravi, è ovvio, perché velocità e elasticità da sole a poco servono. Risultato, i due inni colpiscono al cuore tutti, sia gli spettatori allo stadio che quelli a casa. Come abbiano fatto a imparare un brano in moldavo in poche ore resta un mistero degno di Giacobbo. Comunque, il risultato è stato un successo mai visto.

Da qui l’idea di dar vita al progetto Filling the Music, con un’idea di coro di bambini decisamente poco tradizionale, lontano, per intendersi, dallo Zecchino d’Oro e affini. Facendo leva su talento, velocità e metodo, nasce l’idea di reinterpretare in tempo reale canzoni presumibilmente destinate a fare grande successo appena uscite, praticamente a distanza di poche ore dall’uscita, in tempo reale.

Succede con G come Giungla, che lo stesso Ligabue si ritrova a condividere sui social, stupito, si succede, di quanto sentono le sue orecchie.

Oggi succede con Vasco Rossi. E la faccenda, per i giovani cantanti, si fa da una parte più semplice, ma dall’altra assai più complicata. Più semplice perché Un mondo migliore è oggettivamente una delle più belle canzoni scritte da Vasco negli ultimi venti anni. Più complicata perché, a differenza di quanto non fosse successo con G come Giungla, la versione del rocker di Zocca, con gli arrangiamenti di Celso Valli, era già perfetta, rendendo il confronto con l’originale uno scontro decisamente più difficile. Non bastasse, a rendere il tutto una prova ancora più ostica, un testo alla Vasco del nuovo millennio malinconico, disincantato, difficile da essere interpretato da qualcuno che non sia lui, figuriamoci da un gruppo di bambini. E qui arriva il miracolo. Perché Filling the Music ci regala una versione di Un mondo migliore da brividi. Dove la malinconia di Vasco, la sua disperazione passa dal disincanto all’incanto, da uno stato di arrendevolezza a quello di attesa. Un miracolo, appunto. Di qui la proposta da fare a Vasco, senza se e senza ma. Interpreta una versione di questo brano con questi bambini, fidati di vecchio cinico. Invitali poi sul palco con te, magari negli stadi, ne verrebbe fuori uno spettacolo incredibile, un contrasto vincente, definitivo.

Noi, nel mentre, aspettiamo di capire quale sarà la prossima cover fatta in tempo reale, e guardando il calendario delle uscite abbiamo anche qualche idea a riguardo. Una volta tanto le cover potrebbero davvero essere migliori degli originali.

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