Già in Giappone, forse, non pensava di potercela fare solo lui. Fatto sta che ci è riuscito: Marc Marquez è il campione del mondo 2016 di MotoGP con tre gare di anticipo. Ci riesce al termine di un altro gran premio perfetto, al quale si sono aggiunte le cadute (decisive) di Valentino Rossi e Jorge Lorenzo. Adesso i punti di vantaggio sono troppi perché uno dei piloti Yamaha possa sperare in un miracolo e agganciarlo. È la vittoria della maturità per il pilota spagnolo, che anche sull’asfalto di Motegi ha gestito magistralmente come accaduto lungo il corso della stagione. A 23 anni, il Cabroncito mescola incoscienza e attacchi, prudenza e calcolo. Una versione sconosciuta, questa di ragioniere con l’istinto del killer, fino a qualche mese che apre scenari apocalittici per la concorrenza: se Marquez diventa anche maturo, con il talento che si ritrova, rischia di uccidere i mondiali nella culla. Un po’ come accaduto in questa stagione, del resto. È stato il più costante, ha attaccato quando era necessario farlo e ha saputo controllare quando bastava per iniziare a pensare al colpo grosso. Poi la Yamaha ha fatto il resto: alcuni passaggi a vuoto di Rossi, Lorenzo inguardabile quando piove (e quest’anno è successo spesso) e alla fine la prima doppia caduta nello stesso gp in sette anni di coabitazione.

E allora champagne per Marquez, quinto titolo in carriera e terzo nella classe regina dopo la doppietta 2013-14. Il trionfo di questa stagione cancella anche i nervi tesi e le accuse di fine 2015, perché Marc – molto più Lorenzo – ha mostrato davvero un volto nuovo, più disteso e maturo, senza arretrare di un centimetro nella battaglia sportiva. Dove, va detto, la concorrenza ha offerto molto poco. La Ducati si è autoeliminata dopo i primi gran premi, mentre Lorenzo ha faticato fino a scomparire dopo il Mugello e Rossi paga pesantemente i quattro ritiri e un paio di rimontone subite, l’ultima nel Gp d’Aragona due settimane fa. Risultato: Lorenzo non vince da 9 gare, Rossi da otto. Mentre il pilota di Cervera ha imposto la sua regolarità nonostante la Honda non sia certo la miglior moto del circuito: 5 gran premi vinti, 6 altri podi, appena una volta fuori dai primi cinque. Non è stato il dominio di due anni fa, non ci sono state le dieci vittorie di fila, eppure questo trionfo è decisamente più saporito.

Il pizzico di pepe finale ce l’ha messo ancora la Yamaha con il suicidio giapponese. Rossi partiva dalla in pole, Lorenzo terzo: zero punti. Eppure al via il maiorchino è il più veloce di tutti, con Marquez secondo e Rossi che scivola alle loro spalle. Marquez e il Dottore se le danno di santa ragione nei primi due giri. Faccia a faccia bello, senza sportellate. Poi il nuovo campione del mondo se ne va. Sorpassa Lorenzo e saluta la compagnia. Rossi tenta la risposta, stacca Jorge e va all’attacco di Marc. Con troppa foga, però. Nel tentativo di cucire il gap, il pilota di Tavullia dice addio al tentativo di rimonta verso il decimo mondiale finendo dritto con conseguente caduta. Era già successo ad Austin e Assen. Decisamente troppo per chi dà la caccia al titolo. La ciliegina l’ha messa Lorenzo a cinque giri dalla fine con un fuoripista fotocopia del suo compagno-rivale che ha consegnato il motomondiale a Marquez e regalato il secondo posto ad Andrea Dovizioso, davanti a Maverick Vinales. La festa è tutta di Marquez. Titolo strameritato per il campione di Cervera, un nuovo, inarrestabile, Ragioniere con l’istinto del killer.

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