Dopo Deutsche Bank e le incognite sulle conseguenze della maxi multa minacciata dagli Usa, martedì è stato l’altro grande istituto di credito della Germania, Commerzbank, a preoccupare i mercati. La seconda banca tedesca, secondo Handelsblatt, sta per licenziare 9mila dipendenti. Il taglio di posti di lavoro, scrive il quotidiano, fa parte del piano di riduzione dei costi per 1 miliardo di euro elaborato dal nuovo amministratore delegato Martin Zielke, entrato in carica a maggio. L’istituto non ha commentato le indiscrezioni. Handelsblatt ha anticipato che Zielke ufficializzerà l’operazione l’anno prossimo, nell’ambito di un progetto di ristrutturazione quadriennale che comprende anche un taglio dei dividendi. La banca ha attualmente una forza lavoro complessiva di 50mila persone: se il taglio venisse attuato, dunque, verrebbe lasciato a casa circa un quinto del personale.

Il titolo Commerzbank ha perso il 2,38% sul listino di Francoforte, dopo che lunedì aveva lasciato sul terreno il 4,1%. La banca – che è stata la prima, nel novembre 2014, ad annunciare l’applicazione di tassi negativi sui “depositi molto consistenti” – è stata salvata dal governo tedesco sette anni fa, per evitare il diffondersi della crisi finanziaria in Germania. Da allora, Berlino detiene una quota del 15 per cento dell’istituto di credito.

Intanto continua a soffrire anche Deutsche Bank, che ha ceduto un altro 0,25% dopo il -7% di lunedì, quando un portavoce ha dovuto smentire che la banca abbia chiesto l’intervento del governo per gestire il contenzioso da 14 miliardi di dollari con gli Stati Uniti per i mutui subprime. Il gruppo ha ribadito che il sostegno pubblico “non è necessario” e “non ci sono attualmente ipotesi di aumenti di capitale. Soddisfiamo tutti i requisiti normativi”. Il titolo ha perso il 10% in una settimana (-55% in un anno) e nelle ultime ore i “credit-default swap” – i contratti di assicurazione dal rischio fallimento – hanno toccato il massimo storico per quando riguarda il debito subordinato.

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