Arrivano i primi nomi azzurri contenuti nel database di Fancy Bears. Nella quinta tornata di nomi pubblicati dal gruppo di hacker che ha violato il database dell’Agenzia Mondiale Antidoping figurano cinque olimpionici italiani, tutti a medaglia a Rio: il canottiere Matteo Lodo, la pallanuotista Teresa Frassinetti, il pallavolista Emanuele Birarelli e lo spadista Paolo Pizzo, la cui esenzione comparsa sulla piattaforma di Fancy Bears presenta almeno due punti anomali che ne mettono in discussione l’autenticità. In tutto sono 41 i nuovi atleti ‘segnalati’, che si aggiungono ai 66 già noti nelle scorse quattro puntate. Quattordici – sette a testa – sono statunitensi e canadesi, sei invece i britannici, quattro gli australiani e poi svizzeri (tra cui Fabian Cancellara), danesi, sudafricani (Van der Burgh), serbi (Milos Teodosic), un croato e uno svedese.

Il caso Bruni, esenzione quadriennale – Il TUE (l’autorizzazione a fini medici per l’uso di sostanze dopanti) azzurro più lungo è quello della nuotatrice di fondo, argento a Rio nella 10 chilometri di nuoto. La toscana ha potuto assumere il formoterolo, un principio attivo usato per prevenire e trattare malattie bronchiali come l’asma, dall’ottobre 2010 allo stesso mese del 2014. Dal gennaio 2012, va detto, il principio attivo è stato escluso dalla lista degli agenti dopanti della Wada se usato entro determinati limiti di dosaggio: la Bruni, che ha assunto il formoterolo fino a settembre 2012, rientrava proprio in quei parametri e non è mai risultata positiva a un controllo antidoping. Stessa sostanza e stesso periodo di autorizzazione per lo spadista Paolo Pizzo, argento a squadre a Rio. Solo che il suo foglio TUE presenta alcune stranezze ed è probabilmente falso o comunque contraffatto: l’intestazione riporta infatti la dicitura Rio 2016 nonostante sia scaduto due anni fa e nel riquadro dedicato mancano sia la data che l’organizzazione che gli avrebbe concesso l’ok.

Gli altri azzurri – Non coinvolge il periodo olimpico anche la prescrizione per Emanuele Birarelli, azzurro del volley. Lo scorso anno, il centrale azzurro ha potuto assumere il Bentelan, usato in caso di allergie, e il prednisone per venti giorni a settembre. Era il periodo della World Cup, alla quale Birarelli non partecipò perché infortunato. Immediatamente prima della spedizione in Brasile, invece, sono arrivate le esenzioni per Matteo Lodo e Teresa Frassinetti. Il canottiere, bronzo nel quattro senza, è stato autorizzato dalla Nado Italia per il beclometasone dal 28 luglio al 4 agosto: si tratta di un antifiammatorio steroideo usato solitamente per trattare asma e riniti. La pallanuotista, invece, dal 22 al 26 luglio ha ottenuto l’ok per il prednisone.

Altre 31 medaglie – Cinque le medaglie azzurre toccate dal furto di dati, assieme ad altri 26 podi di Rio citati nei nomi diffusi oggi. Tra loro, molti con prescrizioni vecchie (e spesso corte e mirate). Ma anche esenzioni pluriennali per problemi respiratori, a quanto pare molto frequenti. Le esenzioni diffuse da Fancy Bears non rappresentano una pistola fumante, perché come ha più volte specificato la Wada tutto è perfettamente in regola. Ma squarciano comunque un velo sulla facilità con la quale vengono rilasciati i TUE, per i quali in molti Paesi (non l’Italia) basta la certificazione di un medico per avviare il processo che porta le Federazioni internazionali a concederle. Basti pensare che il Comitato olimpico britannico, dopo il coinvolgimento di Wiggins e Froome, si è affrettato a spiegare che, solo per le Olimpiadi, erano ben 52 i suoi atleti che hanno gareggiato ‘sotto’ esenzione.

Modificato e aggiornato da Redazione Web alle 12.30 del 11 ottobre 2016

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