La Benelli Qj, la storica casa motociclistica del Leoncino acquistata nel 2005 dalla multinazionale cinese Qianjiang Group, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Pesaro. La sentenza è stata emessa il 19 luglio scorso e il tribunale ha nominato come curatore il commercialista Vincenzo Galasso. Il termine per il deposito dell’ammissione allo stato passivo è stato fissato al 26 settembre. All’origine, c’è la richiesta presentata dal fornitore di sospensioni per moto Wp sospension bv per un debito che ammonterebbe a poco più di 100mila euro.

Eppure, secondo l’azienda, “il credito vantato dalla società fornitrice che ha proposto l’istanza era stato a suo tempo contestato, anche se, ai fini della risoluzione della questione, Benelli aveva manifestato l’intenzione di procedere al pagamento, come in effetti sta facendo”. E Benelli sta già organizzando il reclamo alla Corte D’Appello di Ancona, in quanto il proprio bilancio “è solido e dispone di liquidità sufficiente per l’adempimento delle obbligazioni assunte”. Ma il bilancio del 2015 si è chiuso con un passivo di 5,7 milioni di euro, a cui si deve aggiungere il risultato negativo dell’anno precedente per 800mila euro. Attualmente, nella fabbrica di Pesaro lavorano circa 70 operai.

Benelli moto viene fondata nel 1911 dai sei fratelli Benelli. E’ la loro madre Teresa Boni, rimasta vedova, che decide di vendere dei terreni per allestire in un fabbricato in centro a Pesaro la prima officina meccanica di precisione. L’azienda attraversa il secolo tra grandi successi commerciali e sportivi (due motomondiali, 16 campionati italiani, un mondiale costruttori). Poi i passaggi di proprietà: dagli eredi Benelli a De Tomaso, da Giancarlo Selci di Biesse alla Fineldo della famiglia Merloni, per passare infine ai cinesi della Qj.

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