Doppia grana per Mauro Moretti, ad di Leonardo Finmeccanica, dallo stabilimento di Grottaglie (Taranto). Da una parte, l’8 luglio, i sindacati hanno indetto uno sciopero di otto ore per protestare sulla mancanza di trasparenza sulle prospettive del sito. Dall’altra, una lettera di Boeing, azienda costruttrice di aerei e committente di Leonardo, lamenta una qualità “non conforme” dei prodotti dell’impianto pugliese e i continui ritardi nelle consegne dei pezzi. Un richiamo al quale l’azienda ha reagito parlando di boicottagi e sabotaggi nei suoi confronti ad opera di alcuni fornitori.

Le rappresentanze sindacali di Grottaglie, in una nota, denunciano “il proprio malcontento derivante da una situazione aziendale assolutamente priva di trasparenza riguardo alla solidità delle prospettive future del sito. Le maestranze stanno vedendo disattese le proprie aspettative nei confronti di un’azienda che sembrava aver cominciato un percorso virtuoso di efficientamento atto a riportare Grottaglie sui livelli di crescita attesi”. I sindacati chiedono la sospensione della migrazione dei lavoratori tra i vari siti fino ad un confronto” che gestisca in maniera equa le problematiche inerenti i lavoratori diretti, somministrati ed esterni dell’intera divisione aerostrutture”. Le organizzazioni dei lavoratori hanno così proclamato “il blocco immediato degli straordinari e delle flessibilità fino a nuova comunicazione diffidando l’azienda dal minacciare i lavoratori su riduzione ferie e presenza straordinaria”.

Ma i problemi di Grottaglie non finiscono qui. Come riporta Il Sole 24 Ore del 6 luglio, l’americana Boeing ha scritto una lettera all’amministratore delegato Moretti per esprimere preoccupazione per le performance di Leonardo nella produzione delle sezioni di fusoliera per gli aerei Boeing 787. Nella missiva, Kent Fisher, vicepresidente e general menager per la gestione fornitori di Boeing aerei commerciali, scrive che “nella maggior parte delle aree abbiamo in realtà subìto un considerevole deterioramento nella performance ” e che “gli alti livelli di non conforme qualità nel sito di Grottaglie continuano a comportare un’eccessiva rilavorazione che a sua volta ha causato ritardi nelle date programmate di completamento e consegna”.

I tempi lunghi lamentati da Boeing riguardano la spedizione dei pezzi finiti negli Stati Uniti, a Charleston (South Carolina), per l’assemblaggio finale del jet, il Dreamliner con fusoliera in fibra di carbonio. L’azienda americana fa la conta dei ritardi di Leonardo Finmeccanica: 45 a maggio e 13 in giugno. E ancora: “Questi ritardi hanno anche avuto un impatto sull’attività del Boeing Dreamlifter“, il velivolo che trasporta negli Usa le sezioni di fusoliera realizzate a Grottaglie, “con 17 deviazioni al programma di volo causate da Finmeccanica dall’inizio di aprile. Queste deviazioni dei voli sono costose per Finmeccanica e causano un’interruzione significativa del nostro sistema di produzione allargato”.

Boeing lamenta anche la mancanza di un “magazzino di prodotti finiti”, mentre secondo i piani doveva essere pronto entro la fine di maggio una scorta di 5 fusoliere pronte in più, per sopperire a eventuali cali di produzione di Grottaglie. Fisher chiede quindi un “impegno personale” di Moretti per “raggiungere rapidi incrementi nella qualità, nelle consegne e nel tempo del flusso della produzione”.

Finmeccanica ha spiegato al Sole 24 Ore che il gruppo ha provveduto a reinternalizzare alcune attività del ciclo industriale e assumere stabilmente alcuni lavoratori interinali, “naturalmente confliggendo con gli interessi consolidati con alcuni fornitori”. In questa fase, sostiene l’azienda, “vi sono stati intollerabili atti di sabotaggio e boicottaggio con pesanti ricadute sulla produzione e in particolare sulla sua qualità, con ovvi effetti nel rapporto con il cliente Boeing”. E così, il gruppo spiega di avere “presentato denuncia alla magistratura e coinvolto i sindacati e i lavoratori”.

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

×
Articolo Precedente

Pensioni, Inps: “In un mese solo 85 adesioni al part time agevolato. 6 milioni di pensionati sotto i 1000 euro al mese”

prev
Articolo Successivo

Lavoro a tempo determinato, ora la flessibilità non ha più limiti

next