Dopo che il governo ha ufficializzato l’intenzione di consentire l’uscita anticipata dal lavoro ai nati tra il 1951 e il 1953 con la prossima legge di Stabilità, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso in un’intervista al Corriere della sera parla di “regalo a banche e assicurazioni“. Il riferimento è al fatto che per varare l’Ape, come è stato battezzato l’assegno pensionistico per chi si ritira prima di quanto previsto dalla legge Fornero, l’esecutivo intende creare un “mercato degli anticipi” coinvolgendo appunto gli istituti di credito e le compagnie. Che dovranno provvedere a erogare i trattamenti anticipati al pensionato, il quale poi ripagherà l’anticipo a rate una volta raggiunto il requisito di età valido per tutti. Questo “ha il vantaggio di non gravare sui conti dello Stato”, ha detto giovedì il commissario per la spending review Yoram Gutgeld parlando a Radio anch’io.

“Speriamo che quest’Ape non si riveli una vespa fastidiosa“, replica Camusso al quotidiano di via Solferino. “C’è una doppia penalizzazione: il taglio permanente della pensione e l’assegno anticipato sotto forma di prestito. Un regalo a banche e assicurazioni”. Per la segretaria, la flessibilità dovrebbe essere invece senza penalizzazioni a partire dai 62 anni – perché “le penalizzazioni sono già contenute nel sistema contributivo pro rata” – e non riservata solo alle classi 1951-52-53. Quanto al rischio che stravolgere la Fornero metta a rischio la tenuta dei conti pubblici, “tenere la Fornero mette a rischio la tenuta sociale del lavoro perché, semplicemente, la gente non ce la fa più. Basterebbe andare nelle imprese e vedere che livelli hanno raggiunto i lavoratori con ridotte capacità lavorative”.

Come finanziare, allora, la flessibilità in uscita? “Cominciamo col dire che per fare i giusti paragoni in Europa dalla spesa previdenziale, va scorporata l’assistenza. Inoltre – risponde Camusso – siamo uno dei pochi Paesi dove sulle pensioni si pagano le tasse. Infine, una parte delle risorse si possano trovare nel sistema, per esempio con un contributo sulle pensioni più alte“. “Sarebbe una misura eticamente giusta. Penalizzare magari del 12% pensioni da mille euro va bene e invece chiedere un contributo redistributivo su quelle da 3mila no?”.

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