“Sono fiero di vivere in quella che alcuni definiscono una ‘pattumiera‘: è casa mia ed è la più bella e pulita al mondo”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, in audizione davanti le Commissioni Attività produttive alla Camera ed Industria al Senato rispondendo a una domanda di Gianluca Castaldi, senatore M5S, che gli riportava le parole di Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli: “Eni non è una pattumiera”, chi lo dice “venga a dirmelo in faccia“, ha aggiunto Descalzi. Sull’inchiesta che riguarda il Centro Oli della Val D’Agri (Basilicata): “Voglio andare fino in fondo, perché ho e abbiamo la coscienza a posto. Teniamo ferma la produzione, non mi interessa, anche per 2 o 3 anni, ma voglio andare a fondo”, ribadisce il manager “perché sono sicuro di quello che abbiamo fatto per la qualità di acqua e suolo, impegno nel quale abbiamo investito miliardi”. Poi Descalzi, dopo il blocco dell’impianto di Val D’Agri, parla anche delle ripercussioni su Taranto: “Ci saranno conseguenze sull’impianto pugliese: stiamo cercando petrolio altrove“, aggiunge Descalzi, “ma costerà di più” ed inquinerà di più” viaggiando su nave, segnala Descalzi, “e secondo stime, si tratterà di 4-5 dollari in più a barile”. Sulla possibilità di produrre senza corruzione, Descalzi replica ancora al M5S: “Sì può fare petrolio senza corruzione. Lo faccio da 36 anni. Non ho mai dovuto corrompere nessuno e nessuno ha mai dovuto corrompermi per avere un campo. Quindi sì, si può fare”. Servono società robuste e serie che esprimono competenze non corruzione. Con la corruzione non si comprano scoperte e non si sviluppa” conclude l’a.d. di Eni

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L'abbiamo deciso perchè siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un'informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

E-commerce, nuove strutture ed evoluzioni dello shopping 2.0

next
Articolo Successivo

Siae e diritti degli autori: il rischio è decidere di non decidere?

next