A parere di alcuni esperti, fu la “prima supercar al mondo”. Stiamo parlando della Jaguar XKSS, la sportiva “figlia” delle tre vittorie consecutive (1955, 1956, 1957) di Jaguar a Le Mans. Proprio alla luce di tali successi, venne deciso che i 25 modelli D-type reduci dalle competizioni sarebbero stati convertiti in vetture stradali ed esportati negli Stati Uniti. Nonché ribattezzati XKSS, appunto.

Ovviamente, per l’utilizzo sulle strade di tutti i giorni c’era bisogno di apportare delle modifiche: un parabrezza più alto, una porta supplementare sul lato passeggero, l’eliminazione del divisorio tra conducente e passeggero e la rimozione della famosa pinna dietro al sedile del guidatore.

Sfortunatamente, solo 16 delle 25 auto furono modificate prima che un incendio distruggesse lo stabilimento produttivo di Browns Lane. Le restanti nove, che non videro mai la luce, rivivranno presto grazie all’iniziativa della Jaguar Land Rover Classic. Ovvero della divisione, facente capo alle Special Operations del marchi inglesi di proprietà Tata, che fornisce automobili, servizi e ricambi ai proprietari di vetture storiche di tutto il mondo.

Il progetto è infatti quello di costruire ex novo i modelli andati perduti: esattamente con le specifiche originali, a cui si aggiungerà il tocco dell’esperienza accumulata con il progetto “lightweight” per la realizzazione della E-Type. Ognuna delle nove XKSS verrà realizzata a mano nell’Experimental Shop Jaguar di Warwick e costerà oltre un milione di sterline. Gli appassionati del Giaguaro, almeno quelli più facoltosi, sono avvisati.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Il giro del mondo su una Ford T vecchia di cent’anni, ecco la sfida di due pensionati olandesi – FOTO e VIDEO

next
Articolo Successivo

Bmw, al via la fornitura di automobili e motociclette alla Polizia di stato

next