Unicredit ha distratto più di 183 milioni di euro dai conti correnti della società Divania, senza autorizzazione del correntista, per investirli in derivati, e l’allora (ed attuale) amministratore delegato Federico Ghizzoni, “non adempiva alla diffida di restituzione delle somme sottratte” per lo stesso importo. Lo ha sostenuto il pm Isabella Ginefra nell’udienza preliminare in corso dinanzi al gup del Tribunale di Bari Francesco Pellecchia, modificando il capo d’imputazione contestato ai vertici Unicredit a carico dei quali pende una richiesta di rinvio a giudizio per concorso in bancarotta fraudolenta.

In aula il giudice ha ammesso la costituzione come parti civili dell’ex titolare dell’azienda, Francesco Saverio Parisi, difeso dall’avvocato Maurizio Maltomare, degli ex lavoratori dello stabilimento e della curatela fallimentare, citando come responsabile civile lo stesso istituto di credito. Oltre a Ghizzoni, la Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio di altre 15 persone, tra le quali l’ex amministratore delegato di Unicredit Banca, Alessandro Profumo, manager e funzionari della banca, accusati di aver ingannato Parisi inducendolo a sottoscrivere 203 contratti derivati che, in pochi anni, secondo l’accusa, avrebbero portato la società al dissesto e al successivo fallimento.

“La citazione del responsabile civile non attiene al merito della vicenda. Non si tratta cioè – si legge in una nota di Unicredit – di una valutazione sul comportamento corretto o meno della banca, la cui valutazione resta impregiudicata e verrà discussa nella sede propria. Per quanto riguarda la rettifica sulla quantificazione dell’ipotesi di danno a carico di Divania, questa è riferita a un capo di imputazione che UniCredit ritiene privo di fondamento, così come la Banca ritiene infondata la quantificazione stessa”. Si tornerà in aula il prossimo 18 maggio per la costituzione del responsabile civile e per le discussioni delle parti.

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