L’incertezza ha di nuovo la meglio sui mercati finanziari globali che hanno archiviato l’ennesimo lunedì nero. I rinnovati timori legati alla ripresa dell’economia in Europa, Usa e Cina, oltre che la crisi del petrolio di nuovo in caduta libera, hanno affondato tutte le piazze mondiali, mandando letteralmente a picco banche e petroliferi. Con un caso particolarmente critico, quello di Atene, che è crollata dell’11% circa tornando a valori degli anni ’90, con l’indice delle banche sprofondato ai minimi storici in scia ai timori per la tenuta del governo Tsipras, alle prese con la riforma delle pensioni. “Il quadro sembra assomigliare sempre più al 2008, quando alla crisi finanziaria seguì una delle recessioni più severe dagli anni ’30”, scrivono gli esperti di Ig.

Atene a parte, la maglia nera spetta a Piazza Affari che, con un crollo del 4,69%, è tornata sui livelli di luglio 2013 e registra un calo del 23,2% da inizio anno. Seguono a stretto giro da Madrid (-4,44%), Francoforte (-3,3), Parigi (-3,2%) e Londra (-2,71%).  In sintesi, l’indice Stoxx 600, che fotografa l’andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio Continente, ha ceduto il 3,5 per cento. Non va meglio a Wall Street dove i mercati non si sono ripresi dal drastico ribasso registrato venerdì 5, quando il Nasdaq ha chiuso perdendo il 3,4% e il Dow Jones l’1,29 per cento. A un’ora dall’apertura i listini americani perdono già più di 2 punti percentuali e hanno trascinato ancora più in basso i listini europei con i principali titoli bancari in profondo rosso, da JP Morgan a Goldman Sachs, passando per Bank of America, Citibank e Wells Fargo. L’ansia, tra i trader, riguarda le stime sulla crescita globale e il prezzo del petrolio sceso sotto i 30 dollari al barile.

Tra i titoli italiani che hanno pagato le conseguenze più pesanti spiccano Saipem, nel mirino per la ricapitalizzazione in corso, che ha perso il 25% a 0,38 euro, mentre Mps è crollata dell’11% a 0,519 euro, valore vicino al minimo storico. Anche Bper ha accusato un ribasso dell’11,9%, seguita da Ubi e Poste italiane che hanno ceduto entrambe il 10,4%. Poco distante Carige (-10,1%) mentre Unicredit con un -5,82% è arrivata vicino alla soglia psicologica dei 3 euro per azione.

Torna a salire anche la febbre del debito sovrano come dimostra l’andamento dei titoli di Stato italiani a dieci anni che pagano l’1,68% di interessi contro lo 0,22% del Bund tedesco per uno spread salito così fino a 146 punti base, sui massimi da luglio scorso. In salita anche il differenziale di rendimento tra i titoli spagnoli e i tedeschi, che ha superato i 153 punti base, mentre il divario tra i Bond del Portogallo e il Bund si è ampliato a 315 punti base, ai massimi da marzo 2014.

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