Avrebbero alterato quel pezzo di campagna attorno a San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, vista tra l’altro la “vasta presenza di ulivi monumentali costituenti risorsa paesaggistica tutelata direttamente dalla legge regionale”. Per questo il progetto di un parco eolico di Enel Green Power – sei aerogeneratori dotati di tre pale per una potenza complessiva di 18 megawatt – è finito sotto la lente d’ingrandimento della magistratura brindisina, che negli scorsi giorni ha notificato l’avviso di conclusione indagini preliminari a 11 persone, tra cui due dirigenti di Enel Green Power, Salvatore Sciuto e Richard Wilhel, quattro funzionari della Regione Puglia, i periti che avevano dato il via libera al progetto e alcuni dipendenti dell’ufficio tecnico del Comune di San Vito.

Secondo il pm Milto Stefano De Nozza sono molteplici le irregolarità compiute durante la progettazione e l’iter autorizzativo, compresa la valutazione d’impatto ambientale. Molto ruota attorno a un punto: vicino, troppo vicino, alle sei torri alte novanta metri che Enel avrebbe voluto attivare – e aveva iniziato a costruire – ci sono ulivi monumentali tutelati dalla Regione Puglia. Il parco eolico quindi non avrebbe rispettato l’autorizzazione unica regionale accordata poiché le coordinate geografiche indicate nel progetto non corrisponderebbero, sulla base di quanto accertato dalla Guardia di Finanza, ai luoghi dove era iniziata la costruzione. Oltretutto la stessa autorizzazione sarebbe comunque fuori legge, in quanto avrebbe dovuto essere sottoposta alla Valutazione d’impatto ambientale.

Sempre stando a quanto ricostruito dalla procura brindisina – che contesta anche la “violazione delle tradizioni agroalimentari locali, della tutela della biodiversità, del patrimonio culturale e del paesaggio rurale” – le torri eoliche non avrebbero potuto essere realizzate poiché i pareri rilasciati dal Comune di San Vito e dalla Regione Puglia sarebbero illegittimi. In particolare la sezione Urbanistica del comune brindisino aveva certificato un “lieve impatto paesaggistico e ambientale” e gli uffici regionali hanno invece asserito che “sui fondi interessati non insistono culture agrarie assoggettate a vigilanza e tutela e che trattandosi di terreno privo di colture a tutela di legge non si formalizza alcun rilievo”. Mentre secondo il pm De Nozza la zona “è caratterizzata da una diffusa presenza di alberi di ulivo monumentali” che imporrebbe, secondo una legge regionale del 2007, una “distanza minima di edificabilità” in questo caso non rispettata.

La vicenda era già approdata davanti alla giustizia amministrativa per gli espropri dei terreni e un anno fa, sempre all’interno dell’inchiesta penale, il pm aveva disposto il sequestro del cantiere, un provvedimento confermato nel frattempo dai giudici della Suprema corte che hanno respinto il ricorso di Enel Green Power. L’azienda elettrica, venerdì sera, ha confermato in una nota di aver già deciso di abbandonare il progetto perché “non ha interesse a costruire impianti da fonti rinnovabili in contesti ostili o comunque poco favorevoli agli investimenti” e si è detta certa riguardo la “correttezza dei comportamenti dei propri manager”.

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