Si può impedire che gli alimenti Ogm arrivino sulle nostre tavole e far sì che vengano espulsi dal mercato? Ci si può riuscire senza perdere tempo a ragionare con i fanatici del cibo pro-Ogm? Di coloro cioè che sono ideologicamente convinti che con gli Ogm si migliora la salute e si risolve il problema della fame nel mondo?

La risposta è affermativa ed è… matematica. Per la precisione arriva dal calcolo delle probabilità.

Relegare alla storia il cibo geneticamente modificato
Nassim Taleb, uno dei maggiori esperti internazionali di analisi dei rischi, nonché eccellente divulgatore, in una sua ricerca chissà perché poco diffusa, ha prima dimostrato che non è trascurabile il rischio di una catastrofe planetaria in seguito alla diffusione degli Ogm e poi, in uno studio successivo, ha mostrato come una piccola minoranza virtuosa sia in grado di imporre le sue scelte alla maggioranza. Una della delle applicazioni più interessanti di questa tesi è appunto l’ambito dei cibi Ogm. Sarebbe sufficiente, infatti, una piccola minoranza della popolazione che scelga di alimentarsi esclusivamente con cibi no-Ogm per indurre il resto della popolazione a fare lo stesso.

nntaleb

Ma come è possibile? Per una ragione semplice: per il sistema della grande distribuzione diventa progressivamente insostenibile servire a costi accettabili sia chi vuole il cibo Ogm sia chi non esprime una scelta. E mentre questi ultimi, se si trovassero sullo scaffale del supermercato soltanto bistecche no-Ogm se le mangerebbero, il contrario non è vero. L’opzione Ogm-free diventerebbe obbligatoria appena il pubblico che acquista regolarmente cibo non geneticamente modificato superasse una certa soglia che si può stimare statisticamente tra il 3- e il 10% di chi fa la spesa nei supermercati. Pochi eh? Ma è proprio questo il punto.

L’unico panettone buono è quello no-Ogm
Già oggi in molti supermercati c’è la linea di prodotti no-ogm. Forse perché i proprietari delle catene sono ansiosi di darci da mangiare cibo sano e non inquinato? Proprio no, se lo fanno è perché c’è una sensibilità – qualcuno la chiama paura, a me pare istinto di sopravvivenza – in un segmento di mercato di consumatori che “deve” essere assecondato secondo le leggi del marketing. È così che anche il panettone no-Ogm può diventare un’arma contundente nelle mani di persone che tengono alla propria salute e a quella del pianeta.

L’articolo di Taleb sui rischi dei cibi geneticamente modificati è in inglese e non semplicissimo, tanto che qualche ricercatore pro-Ogm ha provato a confutarlo ma non ci è riuscito, tra il dileggio di mezza Internet. Sugli stessi temi, ma in italiano, un ottimo testo divulgativo e alla portata di tutti, anche se resta rigorosamente scientifico, è La favola degli OGM, un libro di Daniela Conti e Ferdinando Cerbone che è un’ottima lettura per le vacanze e aiuta a fare un po’ di chiarezza su questo tema.

W il panettone no Ogm!

Ps: Chi si vuole documentare può trovare info dettagliate in rete. Consiglio la pagina facebook del libro La favola degli ogm, sempre molto aggiornata sul tema.

 

 

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