“Sembra consigliabile mantenere un regime più severo per le attività più esposte a contaminazioni, quali i money transfer“. Così il vice direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini, in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha chiesto al governo di fare marcia indietro sull’innalzamento del tetto all’uso del contante almeno per quanto riguarda le attività che si occupano del trasferimento di denaro contante all’estero. Si tratta degli sportelli da cui, per esempio, partono le rimesse degli immigrati. Ma attraverso lo stesso canale, come rilevato dalla Guardia di Finanza, non di rado sono veicolati finanziamenti sospetti. Per non parlare del riciclaggio: la scorsa estate la Procura di Firenze ha accertato il trasferimento illecito dall’Italia alla Cina di 4,5 miliardi di euro riciclati: proventi di evasione fiscale, appropriazione indebita, sfruttamento della manodopera clandestina, commercio di merce contraffatta.

Lunedì a chiedere un ripensamento è stato un esponente del governo, il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti. Che, intervistato da La Stampa, ha parlato di “disattenzione tecnica” auspicando che l’errore venga corretto durante l’iter della manovra in Parlamento. Ora lo stesso “consiglio” arriva da via Nazionale. Che per il resto sottolinea come “i limiti all’uso del contante non costituiscano un impedimento assoluto alla realizzazione di condotte illecite, specie per il grande riciclaggio, ma introducano un elemento di difficoltà e di controllo sociale che può ostacolare forme minori di criminalità e di evasione. L’esistenza di una soglia scoraggia in via generale una circolazione di banconote troppo ampia, tale da fornire materia a transazioni illecite”. Di conseguenza “un limite al trasferimento di contante, anche basso, va mantenuto”. E “dal mero punto di vista del tracciamento delle transazioni, quanto più la soglia è bassa tanto meglio è” anche perché “la riduzione del ricorso al contante resta comunque in Italia un obiettivo da perseguire, non da ultimo per motivi di efficienza”.

Tuttavia, rileva Signorini, “non vi sono quindi elementi per escludere a priori l’opportunità di un innalzamento del limite generale da 1.000 a 3.000 euro; converrà, se il Parlamento decide di andare in questa direzione, monitorare nel tempo i risultati”. Anche perché il governo ha motivato la scelta con la volontà di rilanciare i consumi, ma “l’esistenza di effetti macroeconomici della soglia sui consumi non è sorretta da chiara evidenza empirica”.

Quanto agli effetti dei tagli di tasse previsti dalla Stabilità, Signorini ha detto che le misure che riducono il carico fiscale sui fattori della produzione “appaiono meglio in grado, rispetto ad alleggerimenti delle imposte sul patrimonio, di innalzare la crescita nel medio periodo”. “L’abolizione della tassazione sulla proprietà, dal punto di vista macroeconomico, sulla base dell’evidenza empirica finora disponibile, potrebbe avere effetti circoscritti alle famiglie soggette a vincoli di liquidità”. Inoltre la diminuzione delle imposte “è finanziata solo in parte con riduzioni di spesa; sono previste maggiori entrate, in buona parte derivanti dalla voluntary disclosure“, che però, come quelle derivanti dalla tassazione aggiuntiva sui giochi, hanno natura “temporanea”.

Per il resto, i principali rilievi di Palazzo Koch si sono appuntati sulle clausole di salvaguardia che la manovra disinnesca solo per il 2016 rimandando il problema di un anno: i “ripetuti cambi di direzione in materia sono un elemento di incertezza. È importante che la disattivazione delle clausole sia accompagnata da tagli alle erogazioni, al fine di non indebolire la credibilità del processo di revisione della spesa e di consolidamento dei conti pubblici”.

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