I contratti a tempo indeterminato attivati dall’inizio dell’anno sono 117mila, non 420mila. Non è un errore da poco quello che il ministero di Giuliano Poletti ha dovuto correggere in fretta e furia modificando i dati sull’occupazione dei primi sette mesi del 2015. “Abbiamo sbagliato, un errore da evitare”, conferma Poletti alla Festa del Pd a Milano, dove è arrivato per un dibattito sul lavoro con il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che non è sorpresa dell’errore del ministero. “Da mesi diciamo che si vuole fare propaganda sui numeri. questo è il risultato”. C’è poi il confronto con il 2014. I contratti stabili a tutele crescenti (i nuovi tempi indeterminati) attivati a luglio, al netto di quelli cessati, sono solo 47 in più rispetto allo stesso mese del 2014. “La dimostrazione che togliere diritti non fa aumentare l’occupazione, servono investimenti e crescita”, commenta Camusso. Dati alla mano, da gennaio la percentuale dei contratti stabili netti (saldo tra attivati e cessati) è appena del 10% sul totale, gli altri sono a termine (117.498 su 1.136.172). Le cose vanno un po’ meglio aggiungendo le stabilizzazioni, 210mila da inizio anno. “Più del 20% del totale sono stabili”, rilancia allora Poletti, che intanto rinnova l’impegno per gli sgravi sui nuovi contratti a tutele crescenti. Nonostante le promesse di Renzi su Tasi e Imu? “Penso che rispetteremo l’impegno, basta aspettare Natale e lo sapremo”

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