Stessa carrozza e stessi fasti. Ai funerali di Lucky Luciano, come a quelli di Vittorio Casamonica. Napoli, 29 gennaio ’62. Dalla chiesa della Trinità viene portata fuori a spalla una bara. Ad aspettarla un carro funebre nero, sontuoso, legno intarsiato e teca che protegge il feretro. A trainare la carrozza fino al cimitero degli inglesi ci sono otto cavalli, anche loro neri, con pennacchio in testa. Dietro, una colonna di persone che sfilano in silenzio. Rispettose. Così come gli abitanti del quartiere che assistono alla processione dai balconi delle case con l’intonaco scrostato. Perché quel giorno non si celebra un funerale qualunque, ma quello di Lucky Luciano, al secolo Salvatore Lucania, boss e padre della moderna Cosa Nostra italo-americana stroncato da un infarto a 64 anni e poi sepolto al Saint John’s Cemetery, nel distretto del Queens di New York.

Salto in avanti di 53 anni. Siamo nel 2015. Forse c’è solo meno compostezza rispetto a quella immortalata nelle immagini di mezzo secolo fa. Ma la ricchezza ostentata è la stessa. A simboleggiarla è una carrozza, praticamente identica a quella del gangster, che si è materializzata davanti alla chiesa Don Bosco, nel quartiere Tuscolano di Roma. Sei cavalli neri con pennacchio in testa e un cocchiere con cilindro che guida un carro funebre nero con rifiniture dorate. Dentro, la bara di Vittorio Casamonica, 65 anni, indicato come patriarca di una delle principali famiglie criminali che secondo gli investigatori spadroneggia nelle terre di Mafia Capitale.

Sulle mura della chiesa sono affissi manifesti che raffigurano il patriarca vestito di bianco come un Papa, sullo sfondo il Colosseo e la Cupola di San Pietro e la scritta “Re di Roma”. Fuori dalla chiesa una folla commossa aspetta il feretro: piange e gira video con gli smartphone. Una banda suona le inconfondibili note di Nino Rota, celebre colonna sonora de “Il Padrino” di Francis Ford Coppola e dal cielo piovono petali lanciati da un elicottero per salutare la dipartita del “Re di Roma“, come i parenti e gli amici chiamavano Vittorio Casamonica.

 

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