“Il nostro locale è da anni un baluardo nella lotta alla droga e allo sballo. È evidente che se non siamo riusciti a vincere questa battaglia è perché mancano gli strumenti per farlo”. Intervistato da ilfattoquotidiano.it, il manager dimissionario del Cocoricò di Riccione Fabrizio De Meis risponde così alle parole del ministro dell’Interno Angelino Alfano, che dopo la morte di un ragazzo di 16 anni per ectasy all’interno del locale romagnolo, chiuso per quattro mesi dal questore di Rimini Maurizio Improta, ha annunciato la linea dura del governo nei confronti di tutte le discoteche “che non rispettano la legge”. “Continueremo a prendere provvedimenti severi in materia di prevenzione e repressione – ha dichiarato il ministro in un’intervista al Corriere della Sera – noi siamo interessati a mantenere gli spazi del divertimento e dello sport bilanciando le misure da adottare con meno invasività possibile. Ma al centro della nostra attenzione c’è la vita delle persone”.

De Meis, il ministro Alfano ha annunciato che il governo adotterà la politica della tolleranza zero contro lo sballo nelle discoteche.

E noi la condividiamo. Da tre anni facciamo il possibile, per quanto consentito dalla legge, per tentare di contrastare la cultura dello sballo: collaboriamo con le forze dell’ordine per segnalare spacciatori e qualunque fatto criminoso o sospetto si verifichi in discoteca, abbiamo installato un sistema di telecamere all’interno e all’esterno del locale, promuoviamo periodicamente campagne di comunicazione contro l’utilizzo delle droghe, organizziamo iniziative con la comunità di San Patrignano per incoraggiare il divertimento sano. Ma il nostro impegno a cosa ci ha portato? Alla chiusura del Cocoricò. Il punto è che gli strumenti di cui disponiamo sono insufficienti, serve una discussione più ampia, perché noi abbiamo fatto tutto ciò che chiede il ministro eppure il problema non siamo riusciti a risolverlo.

 E in che modo, secondo lei, bisognerebbe intervenire?

A livello normativo. Io credo che il problema della droga di cui i giovani fanno uso nelle discoteche non lo si possa relegare a quanto accaduto al Cocoricò, o ad altri locali. È nazionale. È una questione culturale, legata all’approccio dei giovani allo sballo. E rispetto a questo, ci sono degli strumenti che possono aiutare le nuove generazioni a commettere simili errori. Noi, per esempio, assieme all’onorevole Francesco Paolo Sisto abbiamo presentato, un anno fa, un disegno di legge per introdurre una Daspo nei locali, così che chi si è macchiato di un qualche reato non possa entrare nelle discoteche. Se il ministro Alfano appoggiasse questa proposta sarebbe uno strumento importante per introdurre maggiori controlli. Oppure sarebbe fondamentale introdurre l’obbligo di inserire un presidio medico per controllare, con un tampone, i ragazzi all’ingresso e all’uscita delle discoteche, per vedere se hanno assunto stupefacenti. Al di là dell’esito del ricorso al Tar, altrimenti, se il Cocoricò riaprirà avrà le stesse problematiche di oggi, e sarà solo questione di tempo prima che si verifichino altri fatti drammatici.

La responsabilità, quindi, è nelle mani del governo?

Prendiamo il problema dei minorenni in discoteca. Ad oggi la legge prevede che possono entrare, se esibiscono un documento. Anch’io sono d’accordo che sia sbagliato lasciare a un ragazzo di 16 anni la possibilità di ballare in un locale tutta la notte, ma per come stanno le cose, non posso impedirgli l’ingresso.

E voi quale impegno vi prendereste in caso di riapertura?

Siamo pronti a consegnare le chiavi del Cocoricò alle forze dell’ordine pur di tutelare i ragazzi, perché noi sul problema dello sballo in discoteca abbiamo una posizione netta, e la portiamo avanti da anni. Ma a nostro avviso la chiusura del Cocoricò non risolve nulla.

Non è la prima volta, però, che il Cocoricò finisce al centro delle polemiche.

Ho chiesto anche un incontro al ministro Alfano per poter discutere di quali misure adottare per tentare di arginare questa situazione, noi siamo disponibili a collaborare al 100%, ma al momento, senza nuovi strumenti normativi, non possiamo né impedire ai minori di entrare, né perquisire chi viene a ballare, né tenere fuori chi ha commesso reati. Abbiamo le mani legate.

Secondo il Silb, l’associazione che riunisce discoteche e locali da ballo, chiudere le discoteche “è un intervento inutile, il problema sta in una legge vecchia di quasi un secolo, che non incentiva i gestori a collaborare con la polizia”. Lei è d’accordo? 

Basti pensare che il Testo unico di pubblica sicurezza, che ha portato alla chiusura del Cocoricò, è del 1930. Chiaramente, questo dice tutto sul vuoto normativo dell’Italia su queste problematiche. Ciò che più dispiace, rispetto a questa vicenda, è si sia creato un partito dei favorevoli alla chiusura del Cocoricò, e quindi delle discoteche, e uno dei contrari, quando dovremmo unire gli sforzi per riuscire ad arginare l’uso delle droghe nei locali. Noi, del resto, ci proviamo da anni, ed è evidente che se non ci siamo riusciti è perché non abbiamo i mezzi per vincere questa battaglia.

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