“Molti hanno parlato di tragedia greca. Io rispetto le norme che disciplinano l’Eurozona. Ma Sofocle ci ha insegnato che esiste un momento in cui il diritto degli uomini vale sopra la legge. Questo è uno di quei momenti”. Così il premier greco, Alexis Tsipras, rispondendo al Parlamento Ue al termine del dibattito della plenaria, ha ricordato l’insegnamento del drammaturgo: in alcuni casi la suprema legge è la giustizia. La Grecia come Antigone, dunque: il Paese, è il senso della frase di Tsipras, ha diritto alla sopravvivenza anche se le leggi europee ne sanciscono il default.

Nell’omonima tragedia di Sofocle la giovane dà sepoltura al cadavere del fratello Polinice sfidando il divieto del tiranno di Tebe, Creonte, che la condanna a essere rinchiusa viva in una caverna, dove Antigone si suicida. Quando la trova morta anche Emone, figlio di Creonte e suo fidanzato, si toglie la vita. Il filosofo francese Jacques Maritain l’ha definita “l’eterna eroina del diritto naturale”.

Nel testo dell’Antigone si trova un’espressione tipica di giusnaturalismo: la legge naturale si oppone a una norma particolare, posta legalmente ma non legittimamente dal legislatore, che prescrive la sepoltura dei defunti, in special modo ai familiari. Per alcuni filologi Sofocle si presenta in questo senso non solo come precursore del diritto naturale, ma addirittura come il profeta del giusnaturalismo cristiano.

Il 25 giugno era stato il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, colui che martedì ha dato l’ultimatum ad Atene, a citare Sofocle su Twitter, scrivendo che le trattative con la Grecia stavano proseguendo e “al contrario di quello che avviene nelle tragedie di Sofocle, questa storia avrà un lieto fine”.

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