Di grigio e nero c’è solo la maglia. Sulla faccia, invece, spunta un sorriso grande così. Sono i ragazzi del Centro Storico Lebowski, partiti dalla periferia di Firenze per mettere in piedi – con le loro uniche forze – una realtà sportiva calcistica autogestita e autofinanziata, capace in pochi anni del grande salto dalla Terza Categoria alla Promozione Regionale.

Tutto è nato una mattina del 2004, quando 5 amici si ritrovano, quasi per caso, a leggere su un giornale dilettantistico locale le vicende dell’A.C. Lebowski, squadra di Terza Categoria fiorentina, ultima nell’ultima serie del calcio italiano, reduce da un sonoro 8-2 contro la penultima in classifica. È in quel momento che, quasi per gioco, i ragazzi decidono che quella sarà la loro squadra, la squadra per cui tifare. “Siamo andati al campo a Porta Romana per vederli di persona – raccontano – Pensavano che volessimo prenderli in giro”.

Le cose, invece, vanno diversamente. Col passare delle partite la tifoseria diventa sempre più grande, più rumorosa, più vivace. I risultati non cambiano ma il divertimento sugli spalti è assicurato. E così, la squadra più debole e più piccola del campionato si ritrova alle spalle un gruppo di ultrà che si definisce Gli Ultimi Rimasti, organizzati nella oramai celebre Curva Moana Pozzi, “in omaggio alla più grande artista italiana”.

Nel 2010 è il momento della svolta: i ragazzi sono cresciuti, i tempi sono cambiati e il calcio, quello dei milioni e delle pay tv, attira sempre meno. Da questo sentimento prende vita il Centro Storico Lebowski (che rileva e sostituisce la vecchia società), squadra di Terza Categoria completamente gestita dai tifosi, una delle prime realtà del genere in Italia. Un’idea, più che una società. Un gruppo di amici che decidono di mettersi in gioco contro il calcio moderno, contro i milioni, i diritti tv, “contro lo schifo del calcioscommesse”.

Guadagno personale? Neanche per scherzo. “La società si fonda totalmente sul volontariato – raccontano in coro Marco, Francesco, Lorenzo, Alessandro, solo alcuni dei protagonisti del progetto Lebowski. “Tutti noi facciamo altri lavori, dedicando poi le ore libere alla squadra.Sono previsti dei rimborsi spese solo per le figure tecniche (allenatori, medici, fisioterapisti, segretari) ma la società si fonda sull’autogestione da parte dei tifosi”. Insomma, “a livello economico è una perdita di tempo, risorse e denaro. Il che può far capire quanto sia remunerativo a livello umano”.

Il Centro Storico Lebowski rappresenta l’idea di un calcio romantico, dove il sabato pomeriggio si passa a calciare il pallone in un campo di periferia, a sporcarsi la maglia sul terreno, a costruirsi il proprio momento di gloria con i tifosi e gli amici sulle gradinate. Una società autogestita e autofinanziata, che si regge grazie ai biglietti venduti allo stadio e agli sponsor locali, ma anche grazie alle iniziative sociali: contest, incontri a favore dell’integrazione, gare di graffiti, inaugurazioni ed eventi. Una realtà piccola e operosa, che va avanti in nome dei veri valori dello sport: “In fondo vogliamo solo stare insieme: è questo lo spirito del calcio, no?”.

Ma non è tutto. Da un anno si sono messe in gioco anche le ragazze, che, stanche di stare a guardare, hanno deciso di vestire la maglia grigionera e scendere in campo in prima persona: si chiamano Mele toste, e giocano il torneo di calcio a 5 femminile, con ottimi risultati. “Sono il nostro orgoglio”, spiegano i ragazzi. Da qualche tempo, poi, è nata la rappresentativa Juniores, che ha vinto il rispettivo campionato 2014/15: “Stiamo parlano con le famiglie del quartiere, cerchiamo di proporre quella che è la nostra idea di calcio, fondata sulla condivisione e sulla voglia di stare insieme. Non è facile, ma il progetto sta andando avanti”.

Il prossimo passo? “Vorremmo lavorare anche con le scuole: non può esistere progetto sportivo senza un progetto di radicamento“. Al momento, però, non c’è stata alcuna risposta da parte delle istituzioni che, sospettano i ragazzi del Lebowski, “forse preferiscono un altro modello di gestione e di socialità”. Anche per questo forse da settembre il Lebowski si sposterà a San Donnino (comune di Campi Bisenzio), a due passi da Prato: “Fino ad oggi ci siamo allenati e abbiamo giocato le nostre partite al Galluzzo, in un quartiere periferico di Firenze, dove pagavamo l’affitto alla società che ci ospitava” . L’obiettivo, però, è quello di avere una casa tutta nostra. San Donnino è una frazione popolare e popolosa, ci sono forti contraddizioni sociali e, quindi, c’è bisogno di aggregazione e di solidarietà: non esiste né una scuola calcio né un settore giovanile.

Le stagioni, intanto, vanno avanti. Da 10 anni il Centro Storico Lebowski dà spettacolo insieme ai suoi tifosi per i campi della Toscana. Dalla Terza Categoria i ragazzi sono riusciti a passare alla Prima, fino allo scontro diretto per arrivare in Promozione. Tra le partite più recenti, quella contro il Donoratico è andata male: la partita è finita con una sconfitta per 2-0. Ma sugli spalti c’era una bolgia. La solita. Come a dire: signore e signori, è questo il calcio che conta. E non chiamatelo minore.

(Immagini tratte dalla pagina Facebook del Centro Storico Lebowski)

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