l’Unità” «usata come merce di scambio tra le diverse fazioni del Pd». La denuncia arriva dal comitato di redazione (cdr) dello storico giornale fondato da Antonio Gramsci. Finito, secondo indiscrezioni raccolte da ilfattoquotidiano.it, sul piatto della trattativa in corso all’interno del Partito democratico in vista dell’assemblea del gruppo della Camera di stasera sulla riforma della legge elettorale. «E’ inaccettabile che un’azienda editoriale sia piegata a obiettivi politici – scrive l’organo sindacale dei giornalisti –. E’ inaccettabile minare così l’autonomia di cui la redazione è sempre stata gelosa custode». Il cdr non si spinge oltre. Ma c’è chi, nella minoranza Pd, parla di una vera e propria offerta arrivata da Matteo Renzi.

«Ci è stato proposto di condividere la scelta del nuovo direttore de “l’Unità” in cambio di un ammorbidimento della nostra posizione, notoriamente contraria, sull’Italicum – rivela un autorevole esponente della minoranza dem –. Una proposta che ovviamente abbiamo rifiutato». Un episodio che non sorprende naturalmente chi a quell’incontro non era presente. «Renzi ci ha offerto nell’ordine: posti da ministro, la garanzia del 30% di nominati nelle liste bloccate dell’Italicum e la promessa di modificare la riforma costituzionale – rivela un altro parlamentare della sinistra Pd –. Non mi stupisce che nel pacchetto abbia aggiunto anche il prossimo direttore de “l’Unità”, fermo restando che sarebbe in ogni caso una proposta irricevibile». Anche perché, aggiunge, «è stato Renzi a fare l’operazione, a scegliere il nuovo editore, escludendo altre soluzioni che apparivano più solide e credibili, a questo punto proceda lui anche alla scelta del direttore». Aspettando il redde rationem di stasera sull’Italicum, un altro deputato lontano dalle posizioni di Renzi, di fronte alle indiscrezioni che circolano circa l’offerta legata alla direzione del quotidiano non riesce a nascondere il suo stupore: «E’ sconcertante», afferma.

Dopo la chiusura de L’Unità l’estate scorsa , la prospettiva di riaprire i battenti si era da poco concretizzata. «I giornalisti dell’Unità hanno accettato 35 giorni fa (era il 5 marzo) un accordo doloroso con la società Unità srl del gruppo Veneziani (il nuovo editore, ndr) – ricorda ancora il cdr –. Tutti i passaggi tecnici necessari alla riapertura del quotidiano sono stati superati». Poi un rinvio dopo l’altro. «Doveva essere entro Natale, poi a febbraio, quindi il 25 aprile. Tutto con grandi squilli di tromba. Oggi – conclude il comitato di redazione – non c’è più neanche una data. Quello che resta degli annunci è solo un danno economico notevole per il giornale, che si prepara a ripartire in una fase dell’anno, quella estiva, in cui il mercato è più debole».

Stefano Iannaccone e Antonio Pitoni

Twitter: @SteI @Antonio_Pitoni

 

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