I fornitori di servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici – Google, Facebook, Amazon e tutte le altre grandi e piccole internet company – pagheranno l’Iva nel Paese di destinazione del servizio ovvero in quello in cui è domiciliato o risiede l’utente del servizio medesimo.

web-ivaE’ quanto si apprende leggendo il comunicato stampa del Consiglio dei ministri di ieri all’ombra dei riflettori puntati sulle decisioni che riguardano la riorganizzazione del sistema della giustizia e la riforma della Rai.

Non si tratta della cosiddetta web tax – al centro di un vivace dibattito nei mesi scorsi – allora proposta con insistenza dall’On. Francesco Boccia (Pd), Presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati e “cancellata” proprio dall’allora neo-Premier, Matteo Renzi ma, più semplicemente – almeno stando alla manciata di caratteri con la quale, nel comunicato stampa, si descrive il provvedimento – dell’attuazione della nuova disciplina europea sulla vendita online di servizi telematici che, appunto, stabilisce che il fornitore del servizio debba versare l’Iva nel Paese di destinazione.

Se, quindi, Google, Amazon o un altro qualsiasi c.d. over the top, vende un servizio in Italia, ancorché stabilito in un altro qualsiasi Paese europeo, dovrà pagare l’Iva in Italia e secondo la nostra aliquota.

E, sempre a leggere il comunicato stampa di Palazzo Chigi, sembra di poter dire che quello approvato ieri dal Consiglio dei Ministri sia – anche dal punto di vista operativo – un decreto in linea con la disciplina europea e che giacché – a differenza di quanto originariamente ipotizzato dall’On. Boccia – i fornitori di servizi telematici, teleradiotelevisivi ed elettronici non dovranno dotarsi di una partita Iva in ciascuno dei Paesi Ue in cui operano né vedersela con le Agenzie delle entrate di 28 Paesi diversi ma potranno assolvere l’Iva dovuta a fronte delle forniture nel nostro Paese utilizzando il numero identificativo loro attribuito nel Paese Ue dal quale forniscono il servizio e presentando la relativa dichiarazione – sebbene ben più articolata di quella oggi richiesta – solo in tale Paese grazie al c.d. mini one stop shop.

Ogni parola in più, sulla base dello scarno comunicato del Governo sarebbe di troppo e rischierebbe di essere sconfessata dal testo del decreto legislativo che sarà disponibile nei prossimi giorni.

Non resta, dunque, che augurarsi che la prudenza e lungimiranza che una manciata di mesi fa, a ridosso del suo insediamento, avevano portato il Premier Matteo Renzi a cancellare letteralmente la web tax dell’On. Boccia per evitare di allontanare ancora di più l’Italia dall’Europa digitale, non restino tradite nelle previsioni concepite dal Ministero dell’economia e confluite nel testo del decreto legislativo che secondo una consolidata ed insuperabile tradizione è stato approvato ieri ma chissà quando sarà, finalmente, disponibile per la consultazione.

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