Da qualche tempo è diventato ricorrente, anzi direi quasi ossessivo nelle parole delle gerarchie ecclesiastiche il riferimento alla fantomatica “ideologia gender”, per alcuni sinonimo di “colonizzazione“, per altri di “omosessualizzazione“, della società civile. Ne ha parlato il Papa durante il suo ultimo viaggio nelle Filippine e ne ha riparlato, più di recente, il Cardinale Angelo Bagnasco di fronte alla Cei. E ne parlano anche alcuni esponenti delle carie reti cattoliche radicate direttamente sul territorio, organizzando conferenze dal dubbio valore scientifico e partecipando alle veglie delle Sentinelle in piedi.

La guerra è dichiarata e lo scontro è ormai frontale. Non se ne può scampare. Inserire su Google “ideologia gender” può essere sufficiente per farsi un’idea della costanza e della gravità degli attacchi sferrati da una parte del mondo cattolico contro questo fantasma.

Già, perchè se pochi possono dire di conoscerla veramente, nessuno può dire di averne mai letto qualcosa di decente o di sofisticato su questa “ideologia” al di fuori dei manifesti – questi sì, ideologici – di qualche alto prelato o di qualche pseudo-cattolico che ne ha fatto una battaglia politica per il bieco fine di ottenere un seggio in Parlamento. Come spiega bene infatti lo studioso Lorenzo Bernini in questo articolo recente, dell’espressione “ideologia gender” si fa un uso spropositato proprio perchè l’ideologia gender non esiste. Non è in atto alcun processo di lavaggio del cervello dei bambini per cancellare le differenze sessuali, come invece sostiene Bagnasco, che non esita ad accusare con toni accesi e parole violente Libri dell’Istituto A.T. Beck, redatti su incarico dell’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (Unar).

Questi libretti sono oggetto di una vera e propria campagna al limite del diffamatorio da parte dei soliti guardiani della moralità pubblica perchè fanno una cosa che alla Chiesa non può piacere: offrono della sessualità una spiegazione che accetta tutte le diversità. E che non può per definizione, ovviamente, essere quella della Chiesa cattolica.

Il problema sta solo qui.

Ovviamente, i vescovi non dicono tutto. Non dicono, ad esempio, che le misure messe in atto dall’Unar sono state approvate dai governi Monti e Letta su raccomandazione del Consiglio d’Europa per rimediare alla pessima posizione del nostro Paese nelle statistiche in materia di bullismo omofobico nelle scuole. Non dicono, inoltre, che l’assenza di educazione sessuale nelle scuole, di cui la Chiesa e la classe politica complice di questa sono da sempre responsabili, è tra le cause dell’aumento vertiginoso delle malattie sessualmente trasmissibili in Italia. Non dicono, infine, che i libretti dell’Istituto Beck non sminuiscono in alcun modo la tanto osannata famiglia tradizionale, ma si limitano a dare conto di realtà affettive diverse da quella eterosessuale, offrendo strumenti d’intervento mirati a valorizzare la genuinità e la qualità affettiva di tali realtà.

Con una mano si coprono gli occhi di fronte alla straordinaria varietà delle differenze individuali. Con l’altra, vorrebbero tappare la bocca a chi vorrebbe esprimere la verità di questa differenze. Il tutto per mantenere un monopolio spirituale sull’educazione pubblica.

Queste persone dovrebbero sapere bene, perchè è il loro mestiere dirci cos’è e cosa non lo è, che mentire è ancora un peccato.

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