Il 4 dicembre è Santa Barbara, patrona dei minatori. Ma le fette di torta che si sono scambiate le donne ex Igea, che dal 28 novembre occupano la miniera Carbonia Iglesias per chiedere lo sblocco degli stipendi arretrati e un piano di rilancio aziendale e l’assessore regionale all’Industria, Maria Grazia Piras, servono a festeggiare l’approvazione del Consiglio Regionale della leggina che permette il pagamento degli stipendi dei lavoratori, con uno stanziamento da 5,5 milioni di euro.

Un accordo che rappresenta una prima vittoria per i lavoratori dell’azienda partecipata dalla Regione, ma che non mette fine alla protesta delle minatrici. L’assessore ha voluto però condividere questa giornata di festa con le donne che si battono, adesso, per un serio programma di rilancio aziendale. Piras è entrata nella galleria insieme alle donne che la stanno occupando, c’è stata la stretta di mano e il “taglio della torta” che ha sancito la comunione d’intenti per trovare al più presto una soluzione per l’azienda. Una stretta di mano che si è conclusa con le lacrime delle manifestanti e anche dell’assessore, che ha definito le 37 ex Igea “irriducibili” perché hanno deciso di lasciare a casa mariti e figli per combattere la loro battaglia.

A dare garanzie alle donne che stanno occupando la miniera e a tutti gli altri lavoratori coinvolti nella vicenda ex Igea ha provato, mercoledì, il governatore della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, che, dopo l’annuncio dell’approvazione della legge, l’ha definita “una proposta di emergenza” che rappresenta il primo passo della Giunta per “mettere ordine nel disordine delle partecipate regionali“. Una strada che i dipendenti delle ex miniere del Sulcis si augurano possa essere percorsa per poter avere di nuovo il loro posto di lavoro. Si tratta di una “situazione che non può proseguire – ha concluso Pigliaru – e che è dovuta a una certa parte della politica che si pone come imprenditore. Una vocazione dietro alla quale si nasconde la gestione del potere e di posti di lavoro pagati con i soldi pubblici”.

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