Scena clou di una delle primissime puntate di Gomorra, la fiction di Sky tratta da un’idea di Roberto Saviano. Genny Savastano, il figlio del boss, invita la sua bella Noemi nel rione e le regala una sorpresa: il neomelodico Alessio che le canta dal vivo al centro di un cuore di luci “Ancora noi”. Genny dedica la serenata alla biondina, al “papà che sta ingiustamente carcerato” e a “quel grandissimo cornuto di Salvatore Conte che è scappato in Spagna”, il capo del clan rivale. La performance di Alessio è anche un modo per trasmettere un segnale ai ‘guaglioni’ della piazza: il boss è in galera ma qui comandiamo ancora noi, i Savastano.

Gomorra è una fiction. Alessio però è un cantante vero, molto famoso nei quartieri napoletani a più alta densità criminale. E secondo le recentissime dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, il neomelodico partenopeo sarebbe già stato utilizzato in passato per veicolare messaggi camorristici, e per rendere omaggio alle donne della camorra. La fiction è nulla in confronto alla realtà che emerge dalla lettura delle dichiarazioni del pentito 22enne Ciro Niglio. Il verbale è del 27 ottobre, è stato raccolto dal pm della Dda di Napoli Vincenzo D’Onofrio ed è stato allegato agli atti di un processo sulle infiltrazioni del clan Cuccaro nella festa dei Gigli di Barra (Napoli). “Nella festa del 2010 Ciro Abrunzo (detto ‘o Cinese, ammazzato a Barra nel 2012, ndr) ‘regalò’ il cantante Alessio al giglio Insuperabile. Il cantante corrispondeva solitamente una quota del suo cachet al clan degli scissionisti. Ricordo che nel 2010 Alessio e ‘Babà (un altro cantante) cantarono una canzone dedicata alla madre e alla sorella di Angelo Cuccaro”.

E cosa significhi tutto ciò lo spiega bene Niglio in un’altra parte dell’interrogatorio con il quale ha iniziato a collaborare coi magistrati: “Il giglio, oltre che strumento di estorsioni, veniva utilizzato anche per inviare messaggi alla popolazione o ad altri clan. Ricordo che in alcune occasioni venivano utilizzare canzoni per far sapere di alleanze tra clan (per esempio nel 2010 si cantò dell’alleanza tra i barresi e Secondigliano) o di contrasti tra di loro (per esempio nel 2007 Francesco Celeste inneggiò contro gli Aprea)”.

Così, quando Alessio alla festa del 2010 canta “Il grande giorno” sul giglio della paranza Insuperabile in un tripudio di folla, sta rendendo ufficiale l’alleanza appena stretta tra il clan di Secondigliano e il clan di Barra. Niglio si è pentito dopo l’incriminazione per il tentato omicidio del padre Francesco, e al pm ha spiegato così le ragioni del gesto: il papà stava passando con i Cuccaro, tradendo gli Abrunzo, gli ‘scissionisti’ della cosca, il clan di cui entrambi facevano parte. Va sottolineato che Alessio non è indagato, non è accusato di nulla, e che le dichiarazioni di Niglio vanno ovviamente riscontrate. La Procura però le ritiene attendibili.

Alessio è originario di Ponticelli, quartiere dove i malavitosi chiamano la loro piazza di spaccio “la piazza dei cantanti”. E’ stato lanciato dal manager Carmine Sarno, detto ‘o topolino. Fratello del boss pentito Ciro Sarno. In certi quartieri, musica e camorra sono un binomio di ferro. Gomorra lo ha descritto bene.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Mafia Capitale, i locali dei boss: quando le nomine si facevano “Dar Bruttone”

prev
Articolo Successivo

Giuseppe Pignatone: l’investigatore di “nuove mafie”, da don Vito alla Capitale

next