Ci risiamo. Stavolta i posti di lavoro “creati dal governo” sono 153mila. A rivendicarlo è stato lo stesso Matteo Renzi, parlando al G20 di Brisbane, ma una settimana fa la stessa cifra è stata citata dal ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, in visita a Piacenza. Già in settembre, d’altronde, Renzi e Boschi avevano parlato di un aumento del numero degli occupati. Da attribuire, secondo loro, al decreto Poletti che ha liberalizzato ulteriormente i contratti a termine. Ma, così come all’epoca i risultati attribuiti al decreto legge varato in marzo non trovavano riscontro nei dati dell’Istat, anche oggi il premier ha esagerato. Basta un’occhiata ai numeri ufficiali registrati dall’istituto di statistica, infatti, per rendersi conto che dall’insediamento dell’esecutivo, il 22 febbraio scorso, gli occupati sono saliti solo di 70mila unità. Meno della metà di quanto dichiarato dal presidente del Consiglio durante l’intervento davanti agli altri leader dei Paesi che rappresentano il 90% del prodotto interno lordo mondiale.

A marzo, infatti, gli italiani con un posto di lavoro a tempo determinato o indeterminato erano 22.387.000. Nell’ultima rilevazione Istat, relativa a settembre (quando peraltro il numero di disoccupati ha toccato i massimi dal 2004), si legge invece che gli occupati sono 22.457.000. Settantamila in più, appunto. E i conti non tornano nemmeno se il termine di paragone si anticipa a febbraio, quando comunque Renzi ha trascorso a Palazzo Chigi solo una settimana: in quel mese si sono registrati 22.318.000 occupati, quindi 139mila in meno rispetto a settembre. Cifra comunque più bassa rispetto ai 153mila citati a Brisbane. A cui ci si avvicina solo partendo dal dato di aprile, quando l’occupazione ha fatto segnare il picco minimo dell’intero 2014.

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