“Cosa faresti se tua figlia tornasse a casa triste perché i compagni di classe le dicono che essendo africana avrà certamente l’Ebola?”. È con questa semplice domanda che si apre il video di Shoana Clarke Solomon, fotografa e conduttrice televisiva che ha deciso di lanciare la campagna “Sono una persona, non un virus”, dopo che sua figlia di nove anni è stata discriminata nella sua scuola di New York solo perché africana e quindi “probabilmente malata di Ebola”.

Accanto al video, è stata lanciata una campagna su Twitter. L’hashtag è #IAmALiberianNotAVirus, ovvero “sono un cittadino liberiano, non un virus”. L’iniziativa vuole arginare le stigmatizzazioni nei confronti dei cittadini dell’Africa occidentale, considerati spesso portatori del virus solo perché provenienti da Paesi dove Ebola si è altamente diffuso. La campagna vuole anche coinvolgere i cittadini di Guinea, Sierra Leone e Nigeria

Il Fatto Internazionale - Le notizie internazionali dalle principali capitali e il dossier di Mediapart

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili