Ci sono anche giorni buoni, e uno di questi è stato quello nel quale l’attrice Emma Watson, conosciuta universalmente come Hermione Granger della saga di Harry Potter, ha preso parola all’assise delle Nazioni Unite per motivare la sua decisione di diventare il volto e la voce della campagna Heforshe contro la violenza sulle donne.

Con molto meno clamore mediatico rispetto a quello suscitato dall’opposta bagarre del sito delle giovani donne antifemministe, il discorso dell’attrice, classe 1990, è stato sottovalutato dai media e forse anche dai movimenti delle donne. Ma il valore di questa presa di posizione decisamente in controtendenza (oggi definirsi femminista è tra le cose meno cool al mondo, figuriamoci farlo a 24 anni) è doppio: Emma Watson si espone in prima persona su un tema difficile per la sua generazione e lo fa posizionandosi non solo dalla parte delle donne, ma affrontando direttamente la responsabilità e il coinvolgimento degli uomini, chiamandoli in causa.

“Più ho parlato di femminismo, più ho capito che lottare per i diritti delle donne è spesso diventato sinonimo di odiare gli uomini. Se c’è una cosa della quale sono certa è che questo deve finire. Per la cronaca la definizione di femminismo è credere che  gli uomini e le donne debbano avere uguali diritti e opportunità. E’ la teoria della parità dei sessi in politica, economia e nella società. Perché questa parola è così scomoda?”

Nei dieci minuti di discorso teso, appassionato, scandito con voce chiara tenendo visibilmente a bada l’emozione, Emma Watson parla di ‘femminismo involontario’ da parte di chi (gli uomini in particolare) smette di incarnare e alimentare con atteggiamenti e scelte quotidiane gli stereotipi sessisti. Parla di suo padre, ricorda che la prima causa di morte per gli uomini dai venti ai quarantanove anni in Gran Bretagna è per suicidio, e afferma con chiarezza che alla base di questo inquietante fenomeno c’è il timore da parte di molti uomini di chiedere aiuto se sono in difficoltà, perché la fragilità potrebbe farli sembrare meno forti, meno virili, meno maschi.

E’ qui che il discorso di Emma Watson diventa molto importante: nel suo chiamare gli uomini a diventare attori in prima persona del cambiamento.

“Ho visto uomini resi fragili e insicuri da un’idea distorta di quello che significa successo per un maschio. Nemmeno gli uomini hanno la parità di genere. Non parliamo spesso di uomini imprigionati dagli stereotipi di genere, ma io vedo che lo sono. E quando sono liberi le cose cambiano di conseguenza anche per le donne.”

E’, quello della Watson, un discorso che va fatto ascoltare nelle scuole, a cominciare da quelle elementari, anzi soprattutto lì, affinché i bambini e le bambine che leggono Harry Potter e vedono i film tratti dal testo possano avere negli occhi sia Hermione che Emma, e sapere che nella vita reale le giovani attrici non sono solo prodotti nell’industria dello spettacolo, ma anche splendide ambasciatrici del mondo che vuole cambiare. Persino dicendosi femministe, che non è una brutta parola.  

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