Lo stemma della Repubblica italiana con al centro, al posto della tradizionale stella, un uomo nero con coppola e lupara. È bastato il lancio sul web della locandina, e del trailer, de La Trattativa, il film sulla trattativa ‘stato-mafia’ che Sabina Guzzanti porterà Fuori Concorso al prossimo Festival del Cinema di Venezia, per innescare le polemiche tra alcuni deputati Pd e la stessa regista romana già autrice di Viva Zapatero e Draquila. “È inutile lamentarsi dei numerosi episodi all’estero che speculano sulla mafia per vendere prodotti se poi in Italia ci troviamo di fronte a casi altrettanto deplorevoli come il manifesto del nuovo film di Sabina Guzzanti”, hanno spiegato in una nota congiunta i parlamentari ‘dem’ Michele Anzaldi, Lorenza Bonaccorsi, Federico Gelli, Ernesto Magorno e Nicodemo Oliverio, “Nessuno mette in discussione la libertà di trattare tutti gli argomenti, anche i più delicati e scabrosi, ma da una donna di spettacolo e di successo come lei ci saremmo attesi una maggiore prudenza nel combinare simboli che non hanno nulla a che vedere tra di loro”.

“In realtà voci di corridoio ci informano che sono seccati perché la nostra locandina ha bruciato una slide che avevano preparato per festeggiare l’Italicum”, ha scritto la Guzzanti sul suo sito web, “la sagoma di un tizio ai domiciliari che scrive la riforma elettorale”. E queste sono solo le prime schermaglie per un film dalla lavorazione travagliata e sofferta, ora pronto per il Lido di Venezia 2014 tra star hollywoodiane e titoli art house: “È un film che parla di una questione storica cruciale per l’Italia”, spiega la Guzzanti al fattoquotidiano.it, “il patto stato-mafia è l’atto fondativo della Seconda Repubblica oltre che un fatto storico che ha condizionato enormemente il nostro presente politico. Tutto nasce dal progetto di Licio Gelli, poi ci sono i patti con Berlusconi, l’assenza di un’opposizione politica e il candidato Pd più benvoluto dai berlusconiani diventato presidente del consiglio. Anche Renzi non è altro che il frutto di questo accordo”. Per portare a termine il suo sesto lavoro da regista la Guzzanti ha impiegato parecchio tempo soprattutto nel trovare denaro per produrlo: “Ho iniziato il progetto La Trattativa nel settembre 2010 e solo oggi è pronto. Pur essendo favorevole al finanziamento pubblico ministeriale e avendolo chiesto, non l’ho mai ricevuto con profonda gioia dei miei detrattori. Non mi hanno nemmeno concesso il non oneroso “riconoscimento di interesse culturale”, dato però a Neri Parenti e ai Vanzina”.

La Trattativa non sarà un documentario in forma pura ma mescolerà spezzoni di repertorio e di interviste compiute dalla Guzzanti (quella accennata nel trailer all’ex ministro Mancino è tutta da gustare, ndr) con l’aspetto finzionale di un gruppo di attori che mette in scena gli episodi più rilevanti della vicenda nota come trattativa stato mafia. Attori – come si vede nella clip del fattoquotidiano – che impersoneranno mafiosi, agenti dei servizi segreti, alti ufficiali, magistrati, vittime e assassini, massoni, persone oneste e coraggiose. “È un racconto appassionante”, continua, “e in quanto lavoro cinematografico ha una forza diversa da un articolo di giornale o da un reportage televisivo. In questo film, che non è un documentario ma un lavoro creativo, ho messo in fila parecchi particolari storici. Ricordiamoci che chiunque racconta qualcosa in forma cinematografica propone un punto di vista: quando questo non c’è il film allora non è riuscito”. Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, ha parlato del film in modo entusiasta; la casa di distribuzione Bim di Valerio De Paolis punta ancora ad occhi chiusi sul marchio Guzzanti: “La presenza al Lido mi rende felice. Non cerco mai nessuna polemica per quello che faccio. Semmai mi piace il dibattito finito il film in sala, dopo l’esperienza collettiva unica della proiezione. A Venezia non si fa, ma appena La Trattativa uscirà in sala lo seguirò come ho fatto con gli altri miei film per fermarmi col pubblico molto tempo in sala a discuterne”.

Il trailer 

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