Mi ami? Ma quanto mi ami? Mi pensi? Ma quanto mi pensi? Ma, soprattutto, quanto mi costi! Un tormentone che nel corso dei decenni non è mai passato di moda, rimanendo al passo con i tempi. Così, se negli anni ’90 il caro-bolletta era l’ossessioni degli adolescenti sempre con la cornetta in mano, ai tempi del web 2.0 lo è diventato per quelli con smartphone e tablet sempre connessi. A casa, al lavoro, in Italia, all’estero e soprattutto con le vacanze ormai alle porte. Questa estate, però, lo spettro del roaming per chi telefona, naviga, scarica la posta elettronica e si connette a Facebook o a Twitter – almeno dall’Europa – dovrebbe fare meno paura: il 1° luglio sono entrate in vigore le nuove tariffe per telefonate, sms e traffico dati valide in tutti i Paesi dell’Unione europea. Novità con un notevole impatto sul portafoglio: consentiranno un risparmio di oltre il 50% rispetto alle tariffe applicate fino alla scorsa settimana.

Nel dettaglio, il costo della navigazione su Internet nell’Ue è stato ridotto del 55,5%. In pratica scaricare un megabyte costa 0,20 centesimi di euro, contro gli 0,45 centesimi che si sarebbero spesi meno di 10 giorni fa. E se il collegamento fosse stato effettuato nel luglio 2012, sarebbe costato addirittura 0,70 centesimi.

Un altro esempio pratico: guardare un video di 10 minuti su Youtube o stare mezz’ora sui social network mentre si è in vacanza in un altro Paese europeo farà spendere 1 euro contro 2,25 euro previsti fino a ora. Per ciascuna di queste attività il consumo è di circa 5 megabyte.

Anche nel caso in cui si decida di telefonare o mandare messaggi da Londra, Parigi o Berlino, ma anche da Vilnius, Riga o Bratislava, sono stati previsti prezzi più contenuti: chiamare all’estero costa 19 centesimi al minuto (-21%) e non più 24 centesimi, mentre nel 2012 se ne sarebbero spesi 29. Sul fronte delle chiamate in entrata il costo è, invece, di 5 centesimi (-28,5), contro i 7 del 2013 e gli 8 del 2012.

Capitolo a parte per l’invio di un sms dai Paesi dell’Unione: le tariffe hanno subito riduzione del 25%, passando da 8 a 6 centesimi. Nel luglio 2012 il costo era di 9 centesimi. In più, per la prima volta gli operatori di telefonia mobile devono consentire ai propri clienti in viaggio per l’Europa di scegliere un operatore locale nel Paese di destinazione per usufruire dei servizi di roaming per i dati, beneficiando delle offerte e delle tariffe più convenienti. A tutti gli importi deve comunque essere aggiunta l’Iva.

Le euro-tariffe più vantaggiose per il roaming rappresentano il risultato di una battaglia personale iniziata nel 2007 e condotta dall’olandese Neelie Kroes, fino al 2009 commissario alla Concorrenza e dal 2010 responsabile per l’Agenda digitale. Sette anni fa, infatti, fece introdurre per la prima volta un limite massimo ai costi delle chiamate effettuate e ricevute dall’estero contro i costi eccessivi del roaming. E da allora le tariffe sono diminuite di oltre l’80%, mentre scaricare dati in roaming costa il 91% in meno.

“Che senso ha il roaming in un mercato unico?”, continua comunque a ripetere la Kroes tra i corridoi di Bruxelles. Domanda che urta non poco la potentissima lobby degli operatori di telefonia mobile, contro cui si scontra da anni, che già tremano di fronte alla sua ultima proposta: l’eliminazione totale delle tariffe roaming. Il 3 aprile scorso, infatti, il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di misure che dal 15 dicembre 2015 darà la possibilità di usare smartphone e tablet all’estero allo stesso costo del proprio Paese. Si tratta, però, di una previsione e non di una certezza, visto che le misure dovranno essere approvate dai 28 Stati membri per poi tornare al Parlamento europeo, cui il Consiglio europeo sottoporrà il testo. Altro ostacolo: solo la scorsa settimana si sono insediati i nuovi parlamentari europei che ora dovranno gestire un progetto di direttiva sul mercato unico delle tlc, assai rilevante sia per le tasche dei cittadini sia per quelle degli operatori. Che risulterebbero penalizzati con l’eliminazione del sovrapprezzo per chi telefona dall’estero. Si stima, infatti, un calo a regime del 5% dei ricavi.

A svolgere un ruolo fondamentale in questo processo potrebbe essere l’Italia che, avendo preso il timone della presidenza di turno dell’Ue dal primo luglio, ha il potere di avviare il negoziato con Strasburgo per il via libera definitivo all’eliminazione del roaming. Nonostante le pressioni che in primis Telecom potrebbe esercitare sul governo.

In attesa che si scopra se gli extra-costi che i consumatori pagano quando escono dai confini nazionali verranno eliminati, arriva una certezza per i clienti di Vodafone e Tim in Italia: l’avviso di chiamata diventa a pagamento. Si tratta di opzioni, attivate in automatico al momento della sottoscrizione, che consentono di ricevere sms di notifica quando si libera un numero occupato o se qualcuno prova a chiamare quando il cellulare è irraggiungibile. Dal 21 luglio ai servizi di avviso di chiamata ‘LoSai’ e ‘Chiama Ora’ di Tim e ‘Recall’ e ‘Chiamami’ di Vodafone, prima offerti gratuitamente ai clienti delle due compagnie, verrà applicato un costo. In particolare 1,9 euro ogni quattro mesi per i clienti Tim con ricaricabile (5,7 euro l’anno) e 48 centesimi al mese (dal 7 settembre) per quelli con abbonamento. Vodafone ha, invece, ritoccato all’insù il servizio di 6 centesimi per ogni giorno di utilizzo. Importo che a fine anno arriva a costare fino a 21 euro. I potenziali incassi ammontano per Telecom, forte di 20 milioni di clienti, a 100 milioni di euro, e per il gruppo inglese, che ha previsto tariffe molto più care, fino a 420 milioni.

Detto che per evitare l’aumento basta contattare la propria compagnia tramite i numeri gratuiti 40920 (Tim) o 42070 (Vodafone) e chiedere che l’opzione che venga disattivata gratuitamente, ha fatto più scalpore la modalità con cui è stato comunicato questo costo aggiuntivo: un sms preceduto da alcune comunicazioni legali sui giornali. “I due gestori se la stanno prendendo molto comoda nell’informare i propri clienti della prossima novità”, ha denunciato Federconsumatori. Mentre Codacons ha presentato un esposto all’Autorità per le comunicazioni “affinché faccia chiarezza su tale vicenda”.

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