Apple ha raggiunto un accordo stragiudiziale, i cui termini devono ora essere approvati dal tribunale, nella class action intentatagli per il prezzo dei libri elettronici. In una lettera al giudice distrettuale Denise Cote, Steve Borman, un avvocato che rappresenta i consumatori e alcuni Stati americani, ha scritto che è stato raggiunto un accordo di principio. Borman aveva chiesto 840 milioni di dollari ad Apple sostenendo che la società, in accordo con cinque grandi editori statunitensi, aveva alzato i prezzi degli ebook per un importo di 280 milioni di dollari. Proprio per questo decisione Borman ha chiesto una cifra tre volte superiore.

Da Apple non è arrivato nessun commento. La società si è comunque sempre difesa sostenendo di non avere violato le leggi antitrust. Un’opinione che non è cambiata neanche dopo che gli editori hanno scelto di uscire di scena patteggiando la loro posizione. Da parte sua il Dipartimento di Giustizia non ha chiesto il risarcimento dei danni, ma che il giudice imponga una serie di misure per garantire che Apple non ripeta simili comportamenti in futuro.

Secondo il pubblico ministero del Dipartimento di Giustizia, il comportamento di Apple ha origine nel tentativo di arginare lo strapotere di Amazon nel mercato degli ebook dove pratica prezzi molto aggressivi. Quando venne lanciato l’iPad nel 2010 la società formò un cartello con cinque editori (Hachette Book Group, HarperCollins Publishers, Macmillan Publishers, Penguin Group e Simon&Schuster) che ha portato a un aumento dei prezzi. In quel momento Amazon vantava una quotadi mercato fra l’80 e il 90%, un monopolio che preoccupava gli editori perché Amazon per conquistare quote di mercato vendeva anche in perdita. Per questo alcuni accettarono l’offerta della Mela negando ad Amazon i loro best seller.

In una sentenza dello scorso anno, un giudice aveva affermato che era chiaro come Apple fosse il motore del piano che aveva portato all’aumento di prezzo dei libri. C’erano stati incontri regolari con gli editori per discutere su come rispondere alla politica di Amazon contro “quei miseri 9,99 dollari di prezzo“. L’accordo fra la Mela morsicata e i big dell’editoria Usa ha aumentato il prezzo di molti best-seller fino a 12,99-14,99 dollari. Gli editori, sostiene sempre il Dipartimento di Giustizia, si sono poi uniti per imporre quel modello anche ad Amazon.

Intanto, sul fronte avverso, Amazon è impegnata in una lotta contro Hachette. Jeff Bezos vuole applicare sconti più sostanziosi ai libri, mentre l’editore francese contesta la decisione. Così, improvvisamente, qualche autore è sparito dagli scaffali online oppure viene consegnato in ritardo rispetto agli altri. Come faccia Amazon a praticare prezzi sempre più bassi (negli Usa non c’è una legge come in Italia che limita gli sconti) lo spiega il Sunday Times che ha rivelato come Amazon ottenga delle “commissioni” per mettere in catalogo i suoi libri. E’ quello che viene definito “pay to play”, pagare per giocare. Difficile opporsi visto che le stime dicono che Amazon ha il 50% delle vendite di libri negli Usa. E’ la grande distribuzione, bellezza.

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