Il governo interviene a gamba tesa sul ddl anticorruzione in discussione al Senato. Come preannunciato dal sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, il Ministero della Giustizia ha infatti presentato un emendamento che interviene sui reati di riciclaggio e autoriciclaggio (reato finora non presente nel nostro ordinamento, che prevede sanzioni soltanto per chi ricicla denaro sporco per conto di altri). Prevede pene da 3 a 8 anni per chi reinveste il denaro sporco e sconti di pena per chi collabora con la giustizia. “Ci chiediamo il perché di questa “entrata” governativa nel lavoro parlamentare, visto che l’emendamento è praticamente uguale ad uno già presentato dal Pd” è il commento a caldo del senatore M5S Maurizio Buccarella che nel merito, “di primo acchito”, esprime comunque un parere favorevole al testo.

Di fatto, l’intervento del Ministero della Giustizia ha imposto un pesante stop ai lavori della Commissione, annichilendo l’azione parlamentare di fronte all’iniziativa governativa. Una decisa sterzata che vuole cancellare le polemiche su un ddl velocemente incardinato nei lavori della Commissione anche per volere del presidente Grasso, e su un testo unificato (relatore Ncd, Nico D’Ascola) su cui pendavano già più di 100 emendamenti. “Quell’accelerazione sul ddl anticorruzione è stata un errore” dice oggi la senatrice Pd Rosaria Capacchione, già giornalista anticamorra. “La mossa del Governo è corretta. E personalmente credo ormai che i lavori della Commissione sul ddl non abbiano futuro”. Con questa mossa il Governo si riappropria del dibattitto sull’autoriciclaggio e impone un cambio di passo, adeguando i lavori parlamentari al suo calendario di riforme. Fine dell’accelerazione che il Senato e il suo presidente avevano imposto al disegno di legge anticorruzione dopo lo scandalo Expo (suscitando la contrarietà, tra gli altri, anche del presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone).

“Una forzatura che non ha fatto il Governo, ma la conferenza dei capigruppo e il Presidente del Senato” ha ricordato il forzista Francesco Nitto Palma all’Huffington Post. Sia Ncd che Forza Italia, in Commissione, avevano chiesto di aspettare le mosse del Governo. Adesso la discussione è rimandata oltre il 10 giugno, quando le novità introdotte dall’emendamento potranno giocarsi all’interno della più grande partita della riforma della giustizia firmata dal Guardasigilli Orlando (nella foto). A quel punto, del lavoro sul disegno di legge anticorruzione, nato dalla proposta Grasso e diventato testo base D’Ascola (Ncd), resterà ben poco. Perciò di fronte allo stop non sono mancati i malumori, espressi sia da parte del Presidente Nitto Palma, che dal senatore Cappelletti (M5S) e dalla senatrice Mussini (Misto). Si è parlato esplicitamente di “accelerazioni” e “decelerazioni” dei lavori legate a fattori esterni, primo su tutti quello elettorale.

La proposta del governo riscrive gli articoli 4, 5 e 6 del ddl D’Ascola. Prevede il carcere da tre a otto anni e una multa da 10mila e 100 mila euro per chi commette il reato di autoriciclaggio. Carcere da 4 a 12 anni e multa da 10 a 100mila euro per chi commette invece il reato di riciclaggio. La novità di maggior rilievo, rispetto al testo unificato, è la cancellazione del riferimento al “danno concreto” perché si configuri il reato di autoriciclaggio. Punto che, specifica il testo governativo, pone “serie perplessità”, poiché “delimita la rilevanza penale della condotta”. Il testo D’Ascola stabilisce infatti una pena da 4 a 8 anni e una multa da 10 a 100mila euro per chi impiega proventi illeciti in attività finanziarie solo “se dal fatto deriva nucumento alla libera concorrenza, alla trasparenza e all’andamento dei mercati”. Nozioni troppo generiche, secondo il governo, che renderebbero pressoché impossibile provare il delitto. Nell’emendamento governativo la pena riguarda invece “coloro che, avendo commesso un delitto non colposo, sostituiscono, trasferiscono o impiegano denaro, beni o altre utilità, provenienti da tale delitto al fine di procurare a sé o ad altri un ulteriore vantaggio in attività imprenditoriali o finanziarie”. La pena è aumentata quando l’autoriciclaggio è commesso “nell’esercizio di una attività bancaria, finanziaria o di un’altra attività professionale, nonché nell’esercizio dell’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore, ovvero di ogni altro ruolo con potere di rappresentanza dell’imprenditore”.

Per incentivare le collaborazioni con l’autorità giudiziaria sono previste misure premiali per coloro che forniscono un “aiuto” alle indagini o diano prova di avere rescisso il legame con il sodalizio criminale: in tal caso la pena è diminuita fino alla metà. Il provvedimento tiene conto della diversa natura del reato all’origine dell’autoriciclaggio e prevede una diminuzione della pena se “il denaro o le altre utilità” provengono da delitti per il quale è stabilita una pena inferiore nel massimo a 5 anni di reclusione. Nessun intervento è invece previsto dall’emendamento governativo sugli altri due tronconi del testo base, ossia la corruzione e il falso in bilancio. Né sul tema della prescrizione. Punti su cui si sono concentrati molti degli emendamenti presentati in Commissione dagli stessi senatori Pd. Entro giovedì 18 potranno essere presentati i sub-emendamenti. Ma l’intervento dell’esecutivo, che giunge all’indomani del trionfo elettorale del premier Renzi, unito allo slittamento dei lavori a giugno fanno suonare le discussioni in Commissione Giustizia al Senato come il ricordo di un passato ormai lontano.

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