Ultimi sondaggi elettorali in vista del silenzio di due settimane per il voto del 25 maggio prossimo. A lanciare le ultime rilevazioni sulle intenzioni di voto per le europee sono tre quotidiani nazionali: il Sole 24 Ore, La Repubblica e il Corriere della Sera. Tutti questi sondaggi, al di là degli scarti percentuali, concordano sulla “classifica”: il Pd è primo partito, inseguito da M5S e, distante, da Forza Italia che è sotto la soglia del 20% auspicata da Berlusconi. Da notare che c’è una inversione netta, nelle prime due posizioni, rispetto alle vicinissime politiche del 2013, quando a prendere più voti era stato (come ricordato da Matteo Renzi) il movimento di Beppe Grillo, al netto però della circoscrizione estero. L’Osservatorio politico di Roberto D’Alimonte sul “Sole 24 ore” fotografa le intenzioni di voto nel Nord-Est: secondo la stima il partito di Renzi sarebbe primo non solo a livello nazionale, ma anche nelle regioni di Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Secondo un sondaggio ad hoc per questa zona infatti, il Pd sarebbe al 34,2 per cento. Alle politiche del 2013, la formazione politica a prendere più voti era stata quella del Movimento 5 stelle che ora invece si fermerebbe al 20,2 per cento.

Guardando i dati dei diversi istituti di sondaggio emerge che il Pd gode di un dato intorno al 33%. Per Demetra e Roberto D’Alimonte (sul ‘Sole’) i Dem sono al 33,8% . Stesso risultato secondo l’Ipsos PA di Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera. Meno ottimista quello di Demos che, con Ilvo Diamanti, parla del 32,8%. In seconda posizione, il M5S di Beppe Grillo, accreditato tra il 22 e il 23%, quindi a circa dieci punti dal Pd. Per Ipsos è al 23%, per Demetra è al 22,2% mentre per Demos al 22%. Note dolenti per Forza Italia che non sfonda “quota 20%” come invece auspicato da Silvio Berlusconi. La previsione più rosea è quella di Ipsos per il “Corsera”, che gli attribuisce il 19,5%, mentre gli altri due si fermano al 17,8% (Demetra) e al 17,5% (Demos).

Non c’è invece “unanimità” di giudizio su quali altri partiti riusciranno a superare la soglia di sbarramento del 4%. Secondo Demos ci riuscirà ampiamente Ncd-Udc (con il 7%) e con qualche patema in più la Lega Nord e la Lista per Tsipras (entrambe al 4,5%) e Fdi-An (al 4,3%). Fuori, anche se per poco, Scelta europea per Verhofstadt (3,6%). Più fosco il quadro di Ipsos: in quota “over 4” ci sono solo Ncd-Udc (6,4%), Lega Nord (5,2%) e, ma solo per un pelo, Fdi-An (4%). Condanna senza appello, invece, per le liste per Tsipras e per Verhofstadt, entrambe al 3%. Infine Demetra, che lascia fuori la lista Verhofstadt (2,8%). Sopra il 4% ci sono infatti Ncd-Udc (6,5%) e, più a rischio, Lista Tsipras (4,5%), Lega Nord (4,4%) e Fdi-An (4,1%). Da notare il dato dell’area del non voto. D’Alimonte spiega che le intenzioni di voto di Demetra sono calcolate su una base di votanti inferiore anche a quella registrata alle europee 2009 (che era del 65,1%), con un’area del non voto superiore al 35%. Ancora più pessimista Ipsos, che l’area sia addirittura del 43,7%. La rilevazione per ‘La Repubblicà di Demos è stata realizzata dal 5 al 7 maggio con 1.004 interviste con metodo Cati su un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Quella di Ipsos per il ‘Corriere della Sera’ è stata fatta tra il 6 e il 7 maggio con 998 interviste Cati su un campione analogo. Infine quella di Demetra per il ‘Sole’ con 1.344 interviste Cati sullo stesso tipo di campione rappresentativo.

Pd sopra il 33%, con M5S distanziato di 7 punti e Forza Italia poco oltre il 18%, è la fotografia delle intenzioni di voto secondo Ixè, in un sondaggio per Agorà (Rai 3). Nel Parlamento europeo, oltre alle tre forze di testa, entrerebbero solo la Lega Nord e Ncd-Udc. Fuori, per pochi decimali, sia la Lista per Tsipras sia Fdi-An. L’area del ‘non voto’ (indecisi e astenuti) è al 43,6%. Secondo i sondaggi realizzati dall’istituto per Agorà (Rai3), l’affluenza prevista alle elezioni europee è del 58% vale a dire il 7% in meno rispetto al 2009. La fiducia nel governo invece, registrata dal sondaggio Ixè, è in lieve calo mentre il premier vede salire la propria. Quella nell’esecutivo è ora al 49% (diminuisce di un punto), mentre quella in Renzi è al 53% (sale di un punto), anche se è lontana dal 62% registrato alla fine di febbraio, al momento del suo ingresso a Palazzo Chigi. A distanza lo seguono Napolitano (37%), Grillo (32%) e, in coda, Berlusconi (18%) e Alfano (16%). Il 76% degli italiani non gradirebbe un governo Renzi-Berlusconi. Il dato statistico diffuso in esclusiva ad Agorà (Rai3) dall’istituto di ricerca e sondaggi Ixè evidenzia anche che il 18% vorrebbe invece l’alleanza tra il leader del Partito democratico e quello di Forza Italia. Il 6% non sa o non risponde.

La maggioranza del campione si dice contro un governo Renzi-Berlusconi (i no sono il 76%) e non crede che Renzi dovrebbe dimettersi in caso di vittoria di Grillo (i contrari sono il 64%). Il 18%, infine, ritiene che il suo voto cambierà dopo gli arresti di ieri. Queste le intenzioni di voto per le europee (tra parentesi il risultato del 5 maggio): Pd 33,2% (33,0); M5S 26,4% (26,6); Fi 18,2% (17,8); Lega Nord 5,2% ( 5,3); Ncd-Udc-Ppe 5,1% ( 4,8); Fdi-An 3,8% ( 3,9); L’altra Europa con Tsipras 3,7% ( 3,8); Scelta europea con Verhofstadt 2,1% ( 2,0); altri 2,3% ( 2,8); ndecisi\astenuti 43,6% (42,3). La rilevazione è stata effettuata da Ixè per Agorà-Rai 3 il 7 maggio 2014 tramite sondaggio Cati-Cami su un campione probabilistico stratificato di 1.000 soggetti maggiorenni. Margine d’errore massimo: +/- 3,1%.

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