Sono quelli che hanno tirato in faccia al destino dei giovani in questi decenni. Dimenticati o al massimo usati dai politici di turno e di circostanza. I giovani sono il 60 per certo della popolazione del Niger. Non contano nulla e la politica li ha presi a sassate. A questa esclusione hanno risposto con i loro sassi. Il martedì passato i sassi erano come le parole non ascoltate. Gas lacrimogeni e vetri scassati. Un martedi di ordinaria follia che si è dimenticato in fretta delle ragioni per cui era nato. Ai giovani gli rubano il futuro e il presente. Anni di impreparazione e i figli dei potenti vanno all’estero per studiare. Sono loro che perpetueranno il sistema di esclusione.

I sassi sono ciò che rimangono dopo le manifestazioni. Verranno raccolti e conservati fino alla prossima occasione. I sassi sostituiscono i proverbi e i riti di passaggio. Non si ha più nulla per cui valga la pena vivere. Solo si sopravvive sasso dopo sasso. Si mistifica una cultura conviviale che non ha saputo reggere alla sfida del tempo. L’individualismo imperante prospera e si definisce in termini finanziari e quantitativi. La politica attuale del paese è costituita da detriti di ideali nei cantieri di demolizione del bene comune. Le mogli dei potenti e i presidenti ammalati si fanno curare in Francia o alltrove. Quando tornano al paese sono accolti come trionfatori.

I sassi delimitano le proprietà dei negozi lungo le strade. Pongono limiti ai parcheggi abusivi e inventano altri spazi per i giochi dei bimbi. I sassi di Niamey sono andati crescendo in numero e in qualità. L’economia del paese si basa sui sassi di uranio e su quelli di petrolio. I contadini sono dimenticati e oltraggiati dalle sigle dei politici. Nigerini che nutrono i nigerini. Le tre enne della vergogna perché si profana la sacralità della terra contadina. In realtà non si fa nulla se non ricevere fondi inutili di assistenza. Perpetuare le carestie di cibo arricchisce chi le dichiara. Sette milioni di nigerini sono considerati ‘vulnerabili’ al cibo e potenziali clienti dell’Assistenza Globale.

I sassi di Niamey si trovano attorno al palazzo di giustizia. L’incendio di qualche anno fa non ha trovato colpevoli e l’impunità si è accomodata sui seggi dell’Assemblea Nazionale. La vendita e l’acquisto di seggi si ridefinisce come sistema di mercato. Maggioranza e opposizione raccontano inutili storie che non crede più nessuno. Le sofferenze sono come sassi messi sul cammino che fanno inciampare le politiche di aiuto ai poveri. Essi non hanno bisogno di aiuto ma della dignità confiscata. I sassi di Niamey rimangono per giorni attorno ai crocevia come memorie dimenticate. I riparatori ambulanti di scarpe e di bicilette li usano come arredamento.

I sassi vengono messi sulle tombe di sabbia del cimitero musulumano. Non si trova lontano dalla centrale della Nigelec che taglia l’elettricità quando serve. L’unica cosa che funziona con regolarità è l’arrivo delle fatture. I sassi dei sepolcri nascondono occasionali ciuffi d’erba clandestina. Sassi sono quanto portano scritto sul volto i migranti passati l’altro giorno per errore. Deportati e recintati da documenti stampati in arabo che solo la foto rende leggibili. Sassi invisibili nella borsa da viaggio e nelle mani che quasi nessuno ancora accarezza. I sassi di Niamey tornano ogni notte al Mercato Grande per dormire assieme ai bambini della strada.

I sassi hanno buona memoria. Sono intagliati e poi smussati di promesse non mantenute dalle sette repubbliche del paese. Le donne ne sanno qualcosa e inventano sentieri alternativi. Le forme di resistenza al potere sono come sassi presi in ostaggio da mani innocenti. I sassi di Niamey hanno l’aria abbandonata di voci tradite e di scadenze inadempiute. I sassi negli occhi sono l’eredità che talvolta le religioni giustificano. Il paradiso è una città di mare e i sassi servono a contare le onde. I sassi di Niamey sono testimoni delle inaugurazioni ufficiali e dei congressi sullo sviluppo durabile. Quelli raccolti accanto al fiume invece si trasformano in pesci.

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