La giovane età, il lavoro in una catena di hotel stellati e una carriera promettente all’orizzonte. Ma un giorno tutto cambia. È l’incredibile storia di Narayanan Krishnan, lo chef eroe che ha lasciato tutto per dare da mangiare ai poveri dell’India. È il 2002 quando questo cuoco indiano, impiegato presso i prestigiosi Taj Hotels, visita la sua città natale prima di partire per la Svizzera, dove aveva ricevuto un’allettante proposta di lavoro. «In quell’occasione mi sono trovato di fronte agli occhi un uomo molto anziano che per non morire di fame stava mangiando i suoi escrementi» racconta «nel mio hotel ogni giorno preparavo da mangiare per tutti i miei ospiti, mentre nella mia città c’era gente che non aveva nemmeno accesso al cibo. Quel preciso istante è stato decisivo per la mia vita: ho lasciato subito il mio lavoro e ho iniziato a dar da mangiare a queste persone».

Da allora Narayanan, con la sua associazione Akshaya, ha servito oltre 1,9 milioni di pasti per i poveri di Madurai: senza tetto, anziani, malati. Lo chef e il suo team cucinano di persona ogni pasto – colazione, pranzo e cena – utilizzando prodotti freschi locali. Le derrate vengono poi trasportate nel furgone di Akshaya e distribuite per le strade di Madurai: Ven Pongal e Sambar, riso al pomodoro e Sabji, roti e Dahl. Ma non solo. A queste persone Narayanan Krishnan taglia i capelli, li rasa e li lava. Per dar loro una speranza di vita, dove «il cibo è una parte, l’amore è l’altra». Il cibo dà loro il nutrimento fisico – spiega – l’amore il nutrimento mentale. La casta dei brahmani non dovrebbe nemmeno toccarli, ma «ognuno di noi ha 5 litri e mezzo di sangue nel corpo. Siamo tutti uguali» dice

Oggi l’associazione è anche un centro residenziale, dove i pasti sono serviti al riparo di un tetto. L’Akshaya Home, che accoglie 450 persone, è stata inaugurata nel maggio dell’anno scorso, ed è dotata di una cucina e di una sala da pranzo. Gli uomini e le donne possono mangiare i loro pasti con dignità lontano dalla strada. Alcuni di loro sono in grado di condurre una vita con una parvenza di normalità, come spiegano sul sito della struttura: affettano la verdura, danno una mano con le pulizie e con la preparazione della tavola. Inutile chiedere a Narayanan Krishnan se si sia mai pentito di avere cambiato radicalmente vita: «Voglio salvare la mia gente. Questo è il mio unico obiettivo» dice con il sorriso stampato sul viso.

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