“Il presidente della Repubblica, come la Carta costituzionale ci insegna, è l’esponente che detiene il ruolo della garanzia costituzionale e governativa, nonché la massima carica dello Stato italiano di cui noi ci sentiamo prima di tutto cittadini”. Sembra strano, ma a scriverlo è il gruppo del Movimento Cinque Stelle, in una lettera al capo dello Stato Giorgio Napolitano con la quale i deputati denunciano quelle che definiscono violazioni della legge e dei regolamenti parlamentari (“quindi dello stato di diritto”) durante l’iter per l’approvazione della legge di Stabilità e della legge di Bilancio. Sembra strano perché nella stessa giornata i toni del deputato Giorgio Soriel erano stati diversi: “Il boia Napolitano sta avallando una serie di azioni per cucire la bocca all’opposizione e tagliarci la testa. Ha messo una tagliola sulle opposizioni” ha detto il parlamentare bresciano in conferenza stampa, provocando una bufera di reazioni.

Nella lettera indirizzata al Quirinale, tuttavia, i Cinque Stelle sostengono che “molte parti del contenuto della legge di Stabilità per il 2014 non rispettino la legge di contabilità e finanza pubblica numero 196 del 2009”. Tre i punti che mettono in evidenza i parlamentari del M5s: “Se il contenuto della legge di Stabilità per il 2014 risulti in linea con i principi disposti dalla Legge di Contabilità laddove include interventi localistici e microsettoriali; le eventuali responsabilità dei funzionari della Camera e del Senato nel ritenere ‘ammissibili’ emendamenti e commi che, per i dettami della legge di Contabilità, dovrebbero invece esserne esclusi; la eventuale responsabilità del presidente della commissione Bilancio”. Per inciso il presidente della commissione Bilancio di Montecitorio è Francesco Boccia (Pd). 

La lettera si conclude così: “Riteniamo che la nostra richiesta sia meritevole di una sua valutazione e auspichiamo un suo intervento autorevole nel difendere i principi sanciti dalle leggi vigenti e nel difendere l’ordinamento istituzionale che La vede come presidio supremo dello stesso”.

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