Lo aveva annunciato Enrico Letta nel discorso con cui mercoledì scorso ha chiesto e ottenuto una nuova fiducia del Parlamento, il Movimento Cinque Stelle l’ha definita una sua vittoria e ora c’è anche la formalizzazione. Il governo ha abbandonato definitivamente il progetto di riforme istituzionali per il quale era nato e nel cui solco era stato spinto dal presidente Giorgio Napolitano. A spiegarlo è stato Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia. “Il governo – dice – ha formalizzato la fine della riforma Quagliariello dell’articolo 138 sui Saggi”. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini ha chiarito che non si passerà alla quarta lettura alla Camera del testo. “Tutto quello di cui abbiamo parlato fino a quindici giorni addietro non c’è più. E’ venuto meno uno dei pilastri del governo Letta; poteva dircelo prima…”, ha concluso Brunetta. Certo, a pesare sul prosieguo della discussione è stata da una parte la vittoria di Matteo Renzi che ha sempre visto come una perdita di tempo il corposo percorso di riforme messo in cantiere dalla maggioranza delle larghe intese, preferendo modifiche più snelle e rapide (taglio dei parlamentari, abolizione delle Province, trasformazione del Senato). Ma dall’altra parte la causa dell’abbandono della “manomissione” dell’articolo 138 attraverso il comitato dei “40 saggi” è anche la stessa fuoriuscita di Forza Italia che fa mancare il sostegno dei due terzi delle Camere, necessari a far passare il disegno di legge che modificherebbe la Costituzione.

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