Dopo mesi di forti tensioni è stato raggiunto un accordo di massima tra Stati Membri e Parlamento europeo sui salvataggi bancari. Il cosiddetto modello Cipro potrà essere applicabile anche agli altri Stati con il taglio (haircut) dei depositi. I ministri delle Finanze della zona euro hanno infatti individuato una convergenza su un processo di salvataggio con i medesimi strumenti utilizzati per il caso cipriota, quando il crack della bad bank dell’isola venne colmato da un prestito ponte da parte della troika vincolato a un haircut dei conti correnti superiori a centomila euro. Il primo a dare contezza del rilevante accordo è stato lo stesso leader dell’Eurogruppo, Geroun Ntaiselmploum. Il denaro ricavato verrebbe utilizzato per un periodo di 5-10 anni, grazie ad un fondo comune dell’Eurozona.

Secondo i termini dell’accordo (anticipato al 2016) il salvataggio delle banche insolventi peserà quindi in prima battuta su azionisti e obbligazionisti e non sui contribuenti, con una sorta di assicurazione di protezione sui depositanti al di sotto del centomila euro. Verrà approntato un fondo ad hoc da portare a pieno regime entro due lustri e sostenuto dagli istituti pari all’1% del totale dei depositi assicurati. Facile osservare come i relativi oneri potrebbero ricadere proprio sui clienti dell’istituto.

“Si creerà un fondo europeo, mentre soprattutto nei primi anni ci sarà una qualche forma di responsabilità nazionale”, ha aggiunto Ntaiselmploum. Inoltre prima di attingere dall’apposito fondo, almeno l’8% delle passività della banca in questione dovrà essere abbattuto. Ma nei casi più gravi, quella percentuale potrebbe dover essere superata. Per cui a nove mesi dalla primizia di Cipro, quando per la crisi bancaria vennero chiusi gli sportelli bancomat e la circolazione del contante sull’isola fu interrotta, ecco che l’Eurogruppo traccia una rotta precisa da osservare nei casi di disastri bancari, con gli investitori privati chiamati per primi in causa. E solo a seguire obbligazionisti e depositanti non assicurati.

Il disegno di legge in questione sarà sottoposto per l’approvazione al consiglio dei ministri delle finanze dell’UE, a condizione che prenda il via dal 2016. “E’un grande passo”, lo ha definito con un tweet il commissario europeo responsabile della stesura della legge, Michel Barnier. Così facendo i “contribuenti non saranno più in prima linea a pagare per gli errori delle banche”. Queste ultime “dovranno mettere da parte i soldi per i giorni di pioggia”, ha aggiunto. In caso di nulla osta da parte dei ministri della Ue, la legge sarà una pietra miliare nel processo di riforma del settore bancario, uno dei più controversi della crisi economica continentale.

@FDePalo

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