Se tutto va come previsto, il commercio online della Cina dovrebbe arrivare a un giro d’affari superiore a quello degli Stati Uniti (oltre 200 miliardi di euro) entro la fine dell’anno. E sembra che il sorpasso avverrà anche grazie alla vendita di sextoys.

Sono infatti moltissimi i laureati che hanno abbandonato i percorsi di carriera tradizionale per avviare aziende di questo tipo. Il primo negozio per adulti ha aperto a Pechino nel 1992, ma oggi la domanda di oggettistica è così alta che anche in gran parte dei supermercati delle grandi città si possono trovare vibratori anche se la maggior parte dei clienti preferisce l’anonimato e compra volentieri online. La base è già solida. I giocattoli sessuali, infatti, hanno un giro d’affari pari a 15 miliardi di dollari che cresce del 30 per cento all’anno. Questo considerando il mercato su scala mondiale. Ma bisogna tener conto che l’80 per cento dei giocattoli in questione è made in China. L’ex Impero di mezzo, dove la pornografia è ancora illegale, negli ultimi vent’anni è passata da zero a oltre 200mila sexy shop.

Secondo i dati del i dati del Guangzhou Sexpo del 2012 l’industria fa ben due miliardi di dollari all’anno. E la nuova frontiera è quella dell’online. Un portavoce di Alibaba, l’eBay cinese, ha dichiarato al giornale di Hong Kong South China Morning Post che nella sua piattaforma ospita già più di 2500 aziende che vendono sextoys. Circa la metà sono aziende piccole, con non più di 10 dipendenti. Questi ultimi in genere hanno un’età compresa tra i venti e i trent’anni. Li Yinhe, sessuologa, spiega che i negozi online sono nati come funghi a seguito del primo, aperto nel 2000. E racconta che se vent’anni fa nella cultura tradizionale cinese il sesso era un tabù oggi “i cinesi hanno una mentalità più aperta” e capiscono che i sextoys “sono una maniera sana per essere soddisfatti sessualmente”.

La pensano così anche diversi giovani, che dopo brevi esperienze lavorative in altri campi, si sono buttati chi per gioco chi dopo accurate ricerche di mercato nello stesso business. TOIs Intimacy Boutique ad esempio è stato aperto da una trentatreenne che ha studiato all’Università di Leeds. Tornata a Pechino si è resa conto che i sexy shop cinesi vendevano tutt’altra merce rispetto a quelli ammirati in Gran Bretagna. Erano caratterizzati da bassa qualità e scarsa progettazione, così ha deciso di metter su una sua attività convinta che “il piacere e la realizzazione sessuale siano di primaria importanza per una vita ben vissuta”. Oggi nel suo negozio online impiega sei persone. Più o meno la stessa storia di un altro ragazzo, questa volta più giovane (26 anni) e della regione meridionale del Guangdong. Ex giornalista laureato all’Università tecnologica di Chengdu, ha deciso di aprire il suo sexy shop online dopo aver lavorato nel settore pubblicitario per un anno ed essersi reso conto del potenziale del mercato. Così lo scorso ottobre ha creato il suo negozio online e lo ha chiamato Xiao Ye. Dopo un anno sta già ricevendo centinaia di ordini al mese. All’inizio di quest’anno, è stato anche lanciato il primo prodotto sessuale “griffato” approvato da una celebrità cinese. La modella Zhang Xiaoyu ha lanciato un giocattolo sessuale modellato sul suo corpo. E anche questo ha riscontrato il favore del pubblico. E, ovviamente, si vende online.

di Cecilia Attanasio Ghezzi

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