Non si fermano gli scontri al Cairo tra i sostenitori dell’ex presidente Morsi e l’esercito, con nuove barricate per le strade e il lancio di molotov che hanno infiammato la sede del governatorato di Giza. Dopo il bagno di sangue di mercoledì, oggi la Confraternita ha indetto un’altra manifestazione contro le forze armate. Le vittime, secondo il ministero della Salute, sarebbero almeno 638, di cui 535 civili, a cui si aggiungono 3mila feriti. I Fratelli musulmani dichiarano però di aver contato oltre 4500 corpi, di cui mille nei governatorati esterni alla Capitale. I poliziotti uccisi sono complessivamente 43.

Gli stessi Fratelli hanno sfilato ad Alessandria d’Egitto, preannunciando per domani il “giorno della collera” e tra i dimostranti “diversi erano armati”. Contro di loro ha già assicurato di intervenire Tamarod, il movimento dei giovani ribelli anti-Mubarak e anti-Morsi. Il ministero dell’Interno, secondo quanto riferito dalla tv di Stato, ha autorizzato polizia e militari a sparare contro chiunque tenti di attaccare le forze di sicurezza o siti strategici. Chiuso il valico di Rafah con la Striscia di Gaza

blindati presidiano le principali arterie della capitale e ai soldati che controllavano il rispetto del coprifuoco notturno, anche stasera dalle 21 alle 6 del mattino, si sono uniti nel corso della notte i ‘residenti’ che armati di bastoni e machete sorvegliano improvvisati check-point. Decine di cadaveri, avvolti in un lenzuolo bianco e in alcuni casi ‘raffreddati’ da una busta di plastica verde piena di ghiaccio, sono allineati in alcune tra le principali moschee della capitale, come la al Iman di Ebeid Street, non molto distante da piazza Rabaa. Secondo alcuni testimoni i cadaveri, diversi dei quali presentano forti ustioni, sarebbero addirittura intorno ai 250.

Reazioni internazionali – Le violenze delle ultime 48 ore sono state severamente condannate dal presidente statunitense Barack Obama, che ha cancellato le esercitazioni militari congiunte con l’Egitto ‘Bright Star’ in calendario il mese prossimo e precisato che “gli Usa non parteggiano per nessuno”. Poi ci sono state le veementi critiche ai militari piovute dall’Italia, con il ministro Emma Bonino che ha stigmatizzato una repressione “brutale, inaccettabile, non scusabile”, dalla Gran Bretagna, dalla Francia e dalla Germania. Il premier turco, Recep Tayyp Erdogan, ha chiesto una riunione d’urgenza del consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E sul governo provvisorio cade ufficialmente la tegola Mohamed El Baradei: il vicepresidente ad interim, premio Nobel per la Pace, ha messo sul tavolo del presidente Adly Mansour le proprie dimissioni, quest’ultimo è stato costretto ad accettarle. Fuori dal coro della comunità internazionale, gli Emirati arabi uniti e il regno di Bahrein, sostenitori della destituzione del presidente Mohamed Morsi per mano militare, favorevoli all’operazione della polizia e dell’esercito egiziani contro i manifestanti al Cairo.

Due giorni di scontri – La repressione dell’esercito è iniziata ieri all’alba. Giorni dopo la scadenza dell’ultimatum dell’esercito ai manifestanti, che da un mese e mezzo chiedono nelle piazze la liberazione e il ripristino del presidente Morsi, alle 7 le forze di sicurezza, appoggiate dai soldati e con l’ausilio di elicotteri, mezzi blindati e bulldozer militari, hanno iniziato lo sgombero a forza dei due presidi-accampamenti dei dimostranti: quello minore di piazza Nahda e quello maggiore attorno alla moschea di riferimento della Fratellanza, Rabaa al-Adawiya. Le tv hanno mostrato agenti in tenuta antisommossa armati e con maschere antigas che si sono avvicinati a piazza Rabaa proteggendosi dietro mezzi blindati, dimostranti a volto coperto che hanno dato alle fiamme copertoni e un camion mentre nell’aria sono volati candelotti lacrimogeni e sassi. Alcune riprese tv riferite da testimoni hanno mostrato quelli che sembrerebbero gli effetti di gas letali contro donne e bambini, mentre al contrario la tv pubblica ha mandato in onda immagini di quelli che vengono definiti “terroristi” che sparano con armi automatiche contro i poliziotti.

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