In Italia manca un’adeguata informazione sulla sperimentazione animale. Bisogna spiegare al pubblico che le cavie “vengono usate solo quando è necessario” e che “per legge ogni esperimento doloroso deve essere effettuato in anestesia”. Per questo Pro-Test Italia, associazione no-profit nata per la difesa della ricerca, promuove il 1 giugno a Milano l’evento “Animali e ricerca: insieme per la vita”, per fare chiarezza su un argomento spesso circondato da pregiudizi e approssimazione. A questo seguirà l’8 giugno “Italia unita per la corretta informazione scientifica”, manifestazione che si svolgerà in oltre 10 città perché, come spiega uno degli organizzatori Federico Baglioni, “la disinformazione mette a repentaglio la ricerca stessa e le sue applicazioni nelle sfide del futuro”. 

Il dibattito sulla sperimentazione è stato riacceso dopo il blitz nel dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano, dove alcuni animalisti hanno fatto irruzione per aprire le gabbie di cavie che ora sono inutilizzabili. “Hanno mandato in fumo anni di ricerche su malattie come l’Alzheimer”, spiega Giulia Corsini, studentessa al quinto anno di Veterinaria, vice-presidente di Pro-Test Italia. Da lì studenti, ricercatori e uomini di scienza hanno deciso di far sentire la loro voce. “Nel nostro paese – spiegano – l’opinione pubblica è bombardata da una cattiva informazione sulla sperimentazione animale e si affida all’opinione degli animalisti. E non sentendo la voce della comunità scientifica, non è possibile farsi un’opinione corretta”.

Sotto accusa è proprio la scelta dei mass media di presentare le notizie legate alla sperimentazione in modo sensazionalistico, giocando sull’emotività. “In un manifesto animalista – precisa Daria Giovannoni, presidente di Pro-Test Italia– viene mostrata l’immagine di una scimmietta senza spiegare che è grazie a lei che si è ottenuto il vaccino antipolio.
 Oppure si mostra l’immagine di un topolino, senza fare cenno che il crollo del tasso di mortalità della leucemia infantile è dovuto all’uso delle cavie”. In sostanza, “per fare audience – conclude Giovannoni – è molto più immediato rappresentare l’animale come un essere tormentato ingiustamente”. Ma questa non è informazione corretta sulla sperimentazione alla quale oggi, come ha spiegato Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, “non esiste alternativa”.

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