Evo Morales ha deciso che l’agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale Usaid deve lasciare la Bolivia. L’accusa è di “cospirare contro il governo”. Per le stesse ragioni fu espulso nel settembre del 2008 l’ambasciatore americano Philip Goldberg. “Confabula con l’opposizione”, fu allora la spiegazione del governo. Cacciata in quel periodo, per lo stesso motivo, anche l’agenzia statunitense antidroga Dea che operava soprattutto nel Chapare, zona di produzione di foglie di coca. Morales, nell’annunciare la decisione, ha detto: “Così noi intendiamo farci rispettare da chi ha ancora una mentalità di dominio e di sopraffazione”. E ancora: “E’ una protesta nei confronti del ministro degli esteri (il segretario di Stato, John Kerry n.d.r.), che dice che l’America latina è il cortile di casa degli Stati uniti”.

Washington ha risposto questa volta come ha già fatto in passato, rifiutando l’accusa e dicendo che la decisione “avrà effetti negativi sul popolo boliviano”. Patrick Ventrell, portavoce del dipartimento di Stato, ha negato le accuse: “Sono frasi senza fondamento – ha detto – Usaid ha aiutato a migliorare la vita dei boliviani”. Uno scambio di dichiarazioni praticamente identico e una dinamica dei fatti molto simile sono avvenuti di recente in Venezuela. Anche qui è stato caccciato ormai da tempo l’ambasciatore americano e anche qui Usaid è indicata come il veicolo di finanziamenti all’opposizione al fine di far cadere il governo. In questo caso c’è un dettagliato dispaccio di Wikileaks, che sostiene le rimostranze del governo venezueleno nei confronti dell’agenzia. Un cittadino argentino statunitense, Eduardo Fernandez, tra il 2004 e il 2009 a capo della Dia (Development Inclusive Alternatives) a Caracas, avrebbe gestito milioni di dollari inviati da Usaid per riuscire a far cadere il governo di Hugo Chavez. Il dispaccio di Wikileaks elenca la direttice di intervento da seguire: finanziare gruppi d’opposizione, tentare di dividere il chavismo, puntare ad isolare a livello internazionale il presidente venezuelano.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Dagli al musulmano: quando il monaco buddhista s’incazza

next
Articolo Successivo

‘Te la do io l’Onu!’ /2 – Human rights and human wrongs

next