A Trezzano sul Naviglio, periferia sud-ovest di Milano, la Maflow è solo uno dei tanti capannoni che si incontrano lungo la zona industriale, a due passi dai colossi dell’arredamento low cost sempre pieni di clienti. Qui oltre 300 persone si dedicavano alla progettazione di tubi per impianti di climatizzazione delle auto, rifornendo fin dagli anni 70 colossi come Fiat e Bmw. Inizia la delocalizzazione: si passa dalla cassa integrazione, all’amministrazione straordinaria e alla chiusura dello stabilimento, alla fine del 2012. Due anni prima, l’illusione di cambiare la rotta arriva con un gruppo polacco: Boryszew, che compra Maflow nel 2010, assumendo solo 80 dipendenti sui 320 iniziali. Per poi andarsene da Trezzano sul Naviglio, appena la legge italiana lo ha consentito. Parte l’occupazione e, a marzo 2013, la rinascita dello stabilimento: un gruppo di operai fonda una cooperativa, la Ri-Maflow e tenta di avviare un progetto di fabbrica occupata specializzata nel riciclo di materiali. I lavoratori stanno seguendo corsi di formazione di regione Lombardia e sperano di convincere i proprietari del sito industriale (Virum, controllata di Unicredit) con il loro progetto. Per rimanere nei capannoni, vorrebbero pagare solo un affitto ‘simbolico’  di Francesca Martelli

 

 

 

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