Sul sito di Servizio Pubblico l’anticipazione dell’inchiesta che ricostruisce i rapporti tra il parlamentare del Pdl, Luigi Cesaro (ex presidente della Provincia di Napoli) e il capo della la Nuova Camorra Organizzata, Raffaele Cutolo. L’inviato Claudio Pappaianni approfondisce i legami tra il deputato e i vertici del clan. Nel servizio che andrà in onda stasera alle 21,30 su La7 ci sarà un’intercettazione ambientale del 2011 nel carcere di Terni (dove Cutolo è rinchiuso al 41 bis) il boss parla con la nipote. Cutolo apprende dalla ragazza delle difficoltà a trovare un lavoro di Raffaele Cutolo junior, fratello di lei. Il boss le manda a dire di mettersi in contatto con Luigi Cesaro: “Questo, ora, è importantissimo. Io non ci ho mandato mai nessuno, ma è stato il mio avvocato e mi deve tanto. Faceva il mio autista, figurati”. Cesaro era già finito nei guai per i suoi rapporti con i vertici della N.C.O.. Arrestato nel 1984 e condannato un anno dopo a 5 anni di reclusione, veniva assolto in Appello per insufficienza di prove e “per non aver commesso il fatto” in Cassazione, dal Giudice Corrado Carnevale. Tuttavia, venivano stigmatizzati i suoi rapporti con i vertici della N.C.O. Nei procedimenti, inoltre, si parla di “una lettera chiusa da trasmettere a Pasquale Scotti”. Cesaro, per sua stessa ammissione, ricevette la missiva scritta da donna Rosetta Cutolo “da sue emissarie” per consegnarla a Scotti, il capo del gruppo di fuoco della N.C.O. in quei giorni latitante e reggente del clan. A raccontarlo, nel corso del dibattimento, era stato lo stesso Cesaro, asserendo che si trattava di una lettera di “raccomandazione” di donna Rosetta per limitare le richieste estorsive di Scotti nei confronti della famiglia del politico. In realtà, in quel “pizzino” c’era ben altro: si invitava Scotti a mettersi in contatto con Cutolo, in quei giorni confinato nel supercarcere dell’Asinara

 

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