La prospettiva di una candidatura di Antonio Ingroia si fa sempre più concreta, specie dopo la richiesta di aspettativa avanzata dal magistrato al Csm. E mentre si moltiplicano le reazioni di potenziali avversari e alleati, su tutti Luigi de Magistris, ci si chiede se la scelta dell’ex procuratore di Palermo sia opportuna. Di seguito le opinioni di due giornalisti del Fatto Quotidiano, Oliviero Beha e Marco Lillo.

Beha: “E’ l’uomo giusto per la nuova resistenza”

In altri tempi sottoscriverei per intero il fondo di ieri del Direttore su Ingroia, “meglio magistrato che politico”. Esattamente per i motivi indicati da Padellaro, troppo ovvi e sensati per doverli ripetere. Magari aggiungendo che un Ingroia che non cambia pelle sarebbe una buona notizia in un Paese camaleontico in cui spesso i magistrati in politica hanno fatto danni scomponendo l’idea stessa del giudice che segue una legge uguale per tutti. La politica è roba di parte e di partito, dunque per certi versi proprio l’opposto. Ma i tempi sono questi, e con questi dobbiamo fare i conti. Siamo ancora ben dentro una stagione di “pace incivile” in un Paese più stravolto che nel secondo dopoguerra. Se Ingroia intende rappresentare una resistenza al degrado e al disonore come ha fatto da magistrato specie nell’ultimo clamoroso caso del negoziato “Stato-mafia” e insieme un nuovo inizio, bé, mi si dimostri che c’è in giro di meglio e solo allora converrò con il Direttore. Questo in via di principio. Andando alla sostanza politico-elettorale della questione, per cui il nascente o neonato Quarto Polo sub specie arancione rischierebbe un autentico flop elettorale con le conseguenze immaginabili per Ingroia e coloro che gli stanno vicino, qui il discorso è ancora più semplice: costruire in poche settimane una base elettorale resistenziale e innovativa è certamente un’impresa, ma guardandosi attorno è forse l’unica impresa politica degna di nota in tempi così grami. Quindi capitalizzare la stima e le firme per il magistrato senza macchia e senza paura che non ha guardato in faccia nessuno, dal Colle in giù, in chiave elettorale dovrebbe essere un piacere e un onore, non un miraggio. Altrimenti vorrebbe dire che “cambiare non si può né si deve”.

Oliviero Beha 

Lillo: “Rischia di buttare a mare la sua coraggiosa storia”

Non bisogna leggere i giornali berlusconiani per capire perché la candidatura di Ingroia è un errore, un danno alle indagini e uno sfregio all’immagine della magistratura. Per capire perché Ingroia non deve candidarsi basta leggere la sua memoria nell’indagine sulla trattativa Stato-mafia. In quel documento, firmato assieme ai colleghi Di Matteo, Del Bene e Tartaglia, Ingroia scrive che “due sono i politici-cerniera, le cinghie di trasmissione della minaccia della mafia allo Stato: Mannino prima e Dell’Utri dopo”, aggiunge che “il lungo iter della travagliata trattativa trovò finalmente il suo approdo nelle garanzie assicurate dal duo Dell’Utri-Berlusconi” con l’avvento della Seconda Repubblica e “la definitiva saldatura del nuovo patto di coesistenza Stato-mafia”. Ingroia ha scritto questo atto d’accusa devastante per Mannino e Dell’Utri, ma anche per Berlusconi solo il 5 novembre scorso. Tre mesi dopo competerà alle elezioni, magari con Dell’Utri e Mannino, mentre a Palermo è in corso l’udienza che dovrà stabilire se ci sono le prove per mandare a giudizio i suoi ex indagati e futuri rivali. Qualcuno medita addirittura una sua velleitaria candidatura a premier, magari contro quel Berlusconi accusato da Ingroia di aver siglato un patto con la mafia. Se si candidasse davvero, Ingroia permetterebbe a Berlusconi di passare per vittima e squalificherebbe la sua coraggiosa ricerca della verità sulle stragi e le origini di Forza Italia a mera arma di lotta politica. Tutto questo per cosa? Per creare una lista di ex pm alleati di Pd e Sel? Talvolta è più difficile dire “Io non ci sto” che scrivere appelli intitolati “Io ci sto”. Dottor Ingroia ci ripensi: è meglio essere ricordato per la foto ingiallita con il suo maestro Paolo Borsellino piuttosto che per una spruzzata di arancione sulla foto di Vasto.

Marco Lillo

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

PADRINI FONDATORI

di Marco Lillo e Marco Travaglio 15€ Acquista
Articolo Precedente

Ma io sto con l’Ingroia-uomo (prima di tutto)

next
Articolo Successivo

Ingroia, porte aperte alla candidatura: il Csm accoglie la richiesta di aspettativa

next