Credeva di “attirare l’attenzione” dei suoi clienti con una testimonial d’eccezione, ma il risultato non si è dimostrato in linea con le aspettative. Al contrario, si è rivelato un boomerang. La scelta di Parah di fare sfilare Nicole Minetti in passerella alla settimana della moda di Milano ha suscitato centinaia di reazioni negative sulla sua pagina facebook, dove in tanti assicurano di non volere più acquistare i prodotti del marchio.

“La Minetti la prossima sfilata la deve fare in tribunale davanti ai giudici con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, anche minorile! E voi la chiamate a farvi da testimonial?”, scrive BlackOut, mentre c’è chi definisce la scelta una “squallida manovra”, un “autogol incredibile” e un “suicidio di marketing“. Per Paolo è “come vanificare anni di branding in una mossa sola” e Gianluca osserva: “Qualcuno dell’ufficio marketing mi può spiegare come fanno 1.234 commenti per la stragrande maggioranza negativi (fino ad ora) e senza alcun intervento moderatore da parte dell’azienda, ad essere considerati una campagna di successo?”. Si susseguono centinaia di utenti che, oltre a criticare la scelta dell’azienda, spiegano di avere buttato gli indumenti del marchio e di non acquistarne più (“Ho preso dei vostri prodotti e buttati nel posto che meritano: la spazzatura”, “la Minetti è il nulla che avanza e voi avete dato voce ad una persona che è arrivata in consiglio regionale muovendo il bacino. Non penso che comprerò neppure una spilla da voi” e ” vi siete suicidati. D’ora in poi chi compra e indossa Parah sarà bollata come puttana”). Poi Giovanni azzarda il paragone: “E’ come mettere la Lewinsky alla Colgate”. E conclude: “Siete pietosi. Cosa dico alle mie figlie? Che darla a uno di 80 anni paga a quanto pare…”. 

Tutti commenti relativi allo status postato dall’azienda su Facebook. “Parah negli anni ha sempre cercato di portare avanti l’immagine di un brand serio, ricercato, avvalendosi anche di testimonial famosi che hanno portato orgogliosamente i nostri capi e che noi con soddisfazione abbiamo visto far parte delle nostre campagne pubblicitarie – scrive sul suo profilo, come già aveva fatto in una nota ufficiale pubblicata sul sito aziendale -. Ma al giorno d’oggi l’unico modo per colpire l’attenzione sembra essere quello di stupire e creare scandalo, ecco perché spesso i nostri modelli non hanno ottenuto l’attenzione sperata, ancora meno se i testimonial sono ragazzi e ragazze scelti tra la gente comune. Ecco che questa volta abbiamo osato”. Candidamente ammette di avere “sfruttato l’attenzione mediatica che circonda la figura di Nicole Minetti per rompere gli schemi e ottenere la Vostra attenzione”. Una mossa che definisce “coraggiosa” anche se, ammette, “ci dispiace aver turbato e fatto arrabbiare qualcuno, soprattutto quando i nostri Clienti e Fan storici, che da sempre seguono Parah, dicono che vogliono abbandonarci”. Parah si dichiara quindi fiera della ‘modella’ d’eccezione. Anche se, a differenza di quanto hanno fatto gli altri brand in passerella, non ha postato le immagini della sfilata. Finite peraltro su tutti i giornali. 

 

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Regione Lazio, vincono 2500 euro per concorso fotografico. Ma nessuno le paga

next
Articolo Successivo

Non solo “Cinquanta sfumature”: le scrittrici in festival a Matera

next