Sedici settembre 2012, Berlusconi di lotta: “Senza abbassare la pressione fiscale non si esce dalla recessione”. 4 maggio 2011, Berlusconi di governo: “Non è possibile ridurre la pressione fiscale, per nessun Paese europeo in un momento in cui la crisi globale non è ancora del tutto alle spalle”. La nuova discesa in campo del Cavaliere fa intravedere quale sarà la sua strategia da qui alle elezioni: far dimenticare al Paese che lui a palazzo Chigi ci è stato fino al 12 novembre 2011, appena dieci mesi fa, senza riuscire a fare quel che d’ora in avanti tornerà a promettere. E cancellare dalla memoria collettiva, per esempio, la drammatica conferenza stampa del 12 agosto, in cui, in veste di presidente del consiglio, così annunciava il varo della manovra fiscale: “Il nostro cuore gronda sangue nel pensare che avevamo il vanto di non avere mai messo le mani nelle tasche degli italiani, ma non potevamo fare diversamente”.

Berlusconi e le tasse, l’eterna promessa elettorale puntualmente smentita o drasticamente ridimensionata. Tra il 2001 e il 2011, periodo che ha visto il leader del centrodestra alla guida del paese per otto anni su dieci, la pressione fiscale è aumentata. Lo dicono i dati Istat. La pressione fiscale misura il rapporto tra le somme effettivamente incassate in un anno dallo Stato come imposte e contributi in rapporto al Pil. Nel 2001 stava al 41%, nel 2011 si è attestata al 42,5%. Nel 2008, primo anno dell’ultimo governo Berlusconi, era al 42,6% (vedi la tabella dell’Istat). E’ vero che gli esecutivi berlusconiani, anche tra il 2001 e il 2006, in alcuni anni sono riusciti a farla scendere, ma il prezzo per bilanciare le minori entrate di imposte e contributi sono stati soprattutto i celebri condoni firmati dal ministro Giulio Tremonti. Ritenuti da molti osservatori un incentivo all’evasione fiscale, una piaga di questo paese e dei suoi conti pubblici.

Il 2012 sarà probabilmente un altro anno record, per l’effetto delle stangate varate dal governo Monti. Che le ha più volte giustificate spiegando di aver “rilevato”, in quel drammatico novembre, un paese sull’orlo del disastro finanziario. Da chi l’abbia rilevato è cronaca, anche se per quieto vivere il professore di solito evita di rimarcarlo. Altra cosa che Berlusconi cercherà di far dimenticare è che tutti i provvedimenti “lacrime e sangue” del governo tecnico sono passati in parlamento con i voti del Pdl. Compresa l’Imu sulla casa, che ora naturalmente Berlusconi dice di voler abolire, perché “la casa è il fondamento della famiglia”. L’Imu è diventata legge con l’approvazione definitiva del decreto “salva Italia” in Senato il 22 dicembre 2011. Anche con i voti del Pdl di Berlusconi. Che a parole l’ha criticata aspramente, ma nei fatti ha impegnato molte più energie per bloccare, finora con successo, la nuova legge anticorruzione.

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