Aprire una società al costo di un caffè, o quasi. E’ la nuova opportunità per i giovani under 35, grazie all’istituzione delle srl semplificate: un solo euro di capitale sociale, anziché 10mila o più, e con la firma dal notaio un nuovo imprenditore è nato. E fa niente se poi, in tempi di crisi, per pagare i primi fornitori o un minimo di attrezzature chiedi un prestito in banca e lì fanno spallucce. Stefania e Serena Pasquali, due sorelle di Corsico, nell’hinterland milanese, hanno deciso di provarci lo stesso: “Parteciperemo ai bandi regionali o europei per l’imprenditoria giovanile e femminile. Ci finanzieremo così”, assicurano.

Sono loro le prime in Italia ad avere sfruttato le nuove regole inserite dal governo Monti nel decreto sulle liberalizzazioni di gennaio, nel tentativo di favorire i giovani imprenditori. Ci sono voluti sette mesi e alla fine sono arrivati anche i decreti attuativi. Così settimana scorsa Serena (22 anni, a sinistra nella foto) e Stefania (20 anni, a destra nella foto) sono corse dal notaio per siglare il modello standard di atto costitutivo predisposto dal ministero. E la nuova società è nata: si chiama ‘La casa delle fate’, come i quattro negozi che i loro genitori hanno già a Bologna, Parma, Bergamo e Vigevano. Sono figlie d’arte, le due sorelle: tra un esame di Relazioni Pubbliche allo Iulm per Serena e uno alla facoltà di Economia in Bicocca per Stefania, in passato hanno lavorato nei punti vendita dove mamma e papà commercializzano oggetti di design per la casa. Ma ora vogliono staccarsi, “essere indipendenti”. E aprire altri negozi simili, da gestire da sole. “Prima in Italia, poi anche all’estero – spiega Serena -. Di sicuro negli Stati Uniti, perché lì c’è un mercato ampio che dà spazio a nuove idee e a prodotti di design”.

Ora la società è formalmente costituita. Per il primo negozio puntano su Milano e la ricerca di un locale da affittare è già partita. Solo che qui iniziano i primi problemi: “I costi sono molto alti”. E tutti i limiti della nuova forma societaria vengono fuori: in banca non concedono certo prestiti a un’impresa che sul piatto mette in garanzia appena un euro di patrimonio. “Per noi dovrebbero garantire i genitori”, proprio quello che le due sorelle non vogliono, alla ricerca come sono della loro indipendenza. “Ci hanno già regalato il loro marchio e la loro storia – spiega Stefania -. Ora tocca a noi”.

“Quello delle società a un euro è un primo passo positivo per i giovani. Ma tutto rischia di essere inutile, se non ci saranno cambiamenti che facilitino l’accesso al credito”, ammette Serena. Insomma, per dar vita a una nuova attività non bastano una buona idea e un solo euro. Serena e Stefania proveranno a vincere qualcuno dei bandi che Regione Lombardia e Unione europea mettono a disposizione di giovani donne imprenditrici. E su questo la società a responsabilità limitata semplificata qualche vantaggio lo dà: “Altrimenti per cercare di ottenere un finanziamento avremmo dovuto costituire una srl normale. Ma noi non avevamo un capitale nostro”.

Con il notaio gratis, a loro sono bastati 368 euro tra imposta di registro e diritti camerali. E poi un euro di capitale sociale. Chi l’ha messo? “Cinquanta centesimi a testa”, risponde Serena. “No, in realtà l’ha messo mia sorella – smentisce Stefania -. Dice così per farmi fare bella figura. Siamo molto affiatate: lei è più portata per l’organizzazione e per le cose quadrate. Io ho una passione incredibile per l’allestimento di vetrine e per il design: delle due sono quella creativa”. Il sogno ora qual è? “Creare negozi che siano apprezzati dalla gente e che a noi consentano di fare un minimo di utili”, inizia Serena. “Girare il mondo – aggiunge Stefania – scoprire un prodotto, in Thailandia magari, commercializzarlo qui e farlo crescere”.

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